In primavera Fabio S, il gladiatore, ormai di Camporosso d’adozione, propone una due giorni di camminata veloce tra Robon, Poviz e Kanin per il weekend del solstizio d’estate. Ha in mente il giro e la neve rimasta deciderà i dettagli.
Così sabato 21 giugno, finalmente ci troviamo al parcheggio di Sella Nevea: 19 compreso Marco, un esterno, amico del gladiatore che sembra si fidarsi di noi. Sono le 9.30, ma non per tutti, c’è un ritardatario estremo. Lo aspettiamo con fette di torta e strudel e caffè al Poli e poi andremo veloci per recuperare il ritardo.
Dopo meticoloso controllo attrezzatura (bastoncini e ramponi leggeri) e la conta partecipanti con portale, partiamo e le nuvole piano si aprono lungo il sentiero 636 in direzione sella Robon. Il gladiatore fa da guida e ci mostra la falesia Culpoviz attrezzata da Pierin, il figlio, dietro il Poviz. Il gruppo un po’ si sgrana, c’è chi parla e rapido sale, chi sale pensando e chi parla un sacco e sale lentamente. Arriviamo sotto il Robon e qualche piccolo nevaio resiste e ci lascia divertire sciandolo sulle scarpe. È ora evidente che il sentiero sia una vecchia mulattiera di guerra, fatta dal genio alpino più di 100 anni fa. Il terreno è carsico, con forre profonde e rocce come lame e il genio era incredibilmente riuscito a darne una forma per soldati e muli carichi. Troviamo grotte con travi degli alloggi ufficiali e un curioso canale intubato in cemento per forse portare acqua. Oltrepassiamo il Poviz e la sua mulattiera e scorgiamo sella Prevala che lasciamo sopra di noi continuando il traverso. Il sole scalda e il Gilberti non è più un miraggio, vediamo il Bilapec avvicinarsi e scorgiamo diversi serbatoi per i cannoni acustici del controllo valanghe. Sembra che il tempo trascorso abbia vinto sul lavoro del genio Alpini nell’ultimo tratto del sentiero. Le lame di roccia sono sempre più frequenti e serve usare un po’ le mani. La stanchezza si fa sentire, ma il pensiero della birra fresca tiene il passo allegro. A S. cede però il piede su una di queste lame, la fortuna non la aiuta e la caviglia si gonfia. Così Taz si offre di portarla in spalla a cavalcioni fino al Gibo, dove Fabio il compagno di Irene, la recupera con il quad per trasferirla a valle senza dover chiamare il Soccorso. Siamo un po’ tristi al Gilberti per S., il sole sta calando e cominciamo a indossare piumini e gusci. Prima che il sole scompaia dietro il Bila Pec, arrivano altri due Cim, Caio e Checco, in MTB partiti da Sella e risaliti lungo la pista. Quasi tutta sui pedali!
S. è nelle buone mani dell’avvocato Marco che la accompagna a fare controlli a Trieste. E arriva Luca che correndo saliva la mulattiera del Poviz. Al Gilberti incontriamo una voce famigliare, un vocione. Un vocione che si sentiva spesso il giovedì sera alle partite di calcetto in Alpina. È Cavia, speleo sopraffino e pericolosissimo compagno di birrette. Ginetto salendo ha raccontato a tutti che ha la pancia gonfia e crampi, ma il dottore dice che è tutto a posto, solo aria e bisogno di tranquillità. Così Ginetto mentre sale immagina e sente il salto di pressione tra addome e ambiente farsi sempre più favorevole e una volta al Gibo sta molto meglio. Ordina cauto una radler con l’acqua e riceve da Cavia una tisana miracolosa. Arrivano il buio e le stelle, gli stambecchi e il silenzio, rotto solo dalle risate, i racconti del Cim e il vocione di Cavia che svela aneddoti su grotte e cunicoli sotto di noi. I più saggi mollano presto dopo cena per dormire, gli impavidi continuano. La mattina dopo la sveglia è rilassata, ma appena vediamo luce siamo fuori dal rifugio, mentre il sole comincia a salire dal Predil e illumina il Jof Fuart..
Dopo una colazione abbondante, salutiamo Irene e Fabio, Cavia invece lo lasciamo dormire in bivacco. Chissà cosa farà oggi?
La seconda tappa è in direzione bivacco Marussich, passando sella Bilapec. Caio e Checco invece inforcano le bici per salire in Prevala e poi giù per il Poviz e poi nuovamente salita al Brazzà sui piani e di nuovo giù fino a Piani di Sotto, ripercorrendo al contrario il vertical del Lauf. Non c’è una nuvola, solo la roccia bianca si staglia nel cielo perfettamente blu. Passate le casermette incontriamo i primi nevai sotto il Kanin. Fanno impressione da lontano, ma avvicinandosi si scorge la traccia sicura e i ramponcini aiutano. Ne passiamo diversi in un continuo saliscendi, finché Guido non disegna la variante Comar per evitarne uno particolarmente fastidioso. A ridosso del bivacco Marussich troviamo assieme agli stambecchi, prati verdi, con diverse fioriture, giallo, blu, viola e magenta. Finché arrivati al bivacco verde-grigio, scorgiamo la Val Resia e l’Alta Via Resiana che taglia di traverso il Kanin. E’ passato mezzogiorno e il nostro percorso comincia a scendere verso Sella Nevea, ci sono quasi 800m di dislivello negativo a separarci dalla festa al Poli, dove concluderemo la gita. Il Kanin dietro di noi si allontana e la temperatura torna a salire e la pietra lascia il posto a prati e alberi. Improvvisamente 30 min prima di Casera Goriuda scorgiamo un altro nevaio con altre vie di arrampicata, non proprio di rapido accesso. Il sentiero si fa ripido in discesa e numerose sono le ortiche e quasi tutti indossano pantaloni corti. Arriviamo a Casera Goriuda, ultima pausa dove riprenderci dal caldo sempre più pressante. Decidiamo di prendere il sentiero attrezzato “Sereno” CAI 645, che, decisamente esposto, taglia il pendio dalla Casera fino ad arrivare all’attacco della cabinovia di Sella Nevea, nostro traguardo. Finalmente cominciamo a scorgere il piazzale del parcheggio di Sella, ma continua a rimanere lontano. Il sentiero è un continuo sali-scendi e tappeti di foglie rallentano il passo per la paura di scivolare lungo il ripido pendio. Con sorpresa nei pressi dell’alveo di un torrente, da un canyon sotterraneo un getto d’aria fredda e ristoratrice ci investe. Manca ormai poco, un’ultima discesa ci porta al tanto sognato arrivo. C’è una fontana dove darsi una veloce sciacquata e il Poli ci sta aspettando con il pranzo, birre fresche e le sognate patatine grigliate. Checco e Caio sono già lì ad aspettarci e con gioia mista a silenzio cominciamo a mangiare: il pentolone della pasta al ragù di verdure in poco torna a brillare perché non lasciamo nulla! E’ ormai tardo pomeriggio, qualcuno programma un rientro a tappe verso Trieste per prolungare la festa il più possibile e altri raccolgono lo zaino e si mettono in auto per rientrare. Secje C’Anin, finisci il bicchiere, perché dobbiamo andare. Questa gita in particolare si distingue per aver saputo unire le tante età del CIM: mescolando i racconti e la saggezza dei più esperti con l’entusiasmo e le risate dei più giovani. E ci lasciamo con la promessa di portare il CIM alla Secje Kanin invernale con sci e pelli dal Gilberti in Prevala e magari con i pantaloni corti alla zuava.
Giorno 1: da Sella Nevea al Rifugio Gilberti, via sella Robon. 10.5km e 1000m+
Giorno 2: dal Rifugio Gilberti a Sella Nevea, via bivacco Marussich e Casera Goriuda. 12km e 530m+.





