40 km, 930 d+
Un assaggio di Istria, da Montona a Umago

 

Verteneglio, sabato 11 settembre 2021

Finalmente arriva il giorno della 100 miglia d’Istria, tanto atteso quanto impossibile. L’evento era previsto ad aprile 2020 (quando avevamo qualche km in più sulle gambe), rinviato poi a settembre 2020 e infine all’11 settembre 2021.
L’1 giugno Selene mi scrive “100 days of countdown”: dopo tanti mesi di attesa e il continuo possibile rinvio della gara, ci rendiamo conto che si fa sul serio. Decido che è arrivato il momento di allungare un po’ gli allenamenti e in qualche modo arriverò al traguardo senza farmi male.
“This course is dedicated to beginners in trail running” leggo nel sito come descrizione della yellow course. Scoppio a ridere. Se una 40 km è una gara per principianti, allora sarà una passeggiata (penso dentro di me per farmi coraggio).
Si potrebbe scrivere un libro anche solo per raccontare come ci siamo organizzate per il weekend istriano, come abbiamo fatto a passare la frontiera con una carta dei Pokemon oppure come ci siamo duramente allenate per arrivare a fine estate con un’impeccabile preparazione fisica. Mi limiterò a raccontare le splendide ore di gara immerse in luoghi che mai avrei immaginato, lasciando altre storie simpatiche ai terzi tempi autunnali che verranno.

E così in un battito di ciglia passa l’estate e ci troviamo alla partenza: è una fresca e limpida giornata di settembre, siamo a Montona: io, Selene, Stefano e ci sono anche Ludovica e Marko. Partiamo tutti con calma ben sapendo che gli ultimi temuti 12 km fino ad Umago saranno sotto al sole e in piano.
Si parte in salita fino al paesino di Montona, arroccato su una collina e con un bellissimo panorama su tutta la valle. Già mi piace questa gara! Mi spunta un sorriso spontaneo quando vedo che inizia la discesa. Le gambe sono felicissime ma dobbiamo tenerle tranquille per non esagerare in questa prima parte dove accelerare è un attimo.
Attraversiamo il fiume Mirna e arriviamo a Livade dove è già previsto il primo ristoro. Un gruppo di tifosi vestiti di giallo ci incitano animatamente e così ci dimentichiamo di chiedere dove sta l’accento nel nome del paese (Lìvade o Livàde, argomento molto dibattuto con il papà di Selene e una scommessa ancora aperta).
Frutta secca, un pezzo di banana, un bicchiere di aranciata e puntiamo verso la seconda salita, la più impervia. I nostri occhi brillano verso l’antenna in cima alla collinetta da raggiungere, finalmente si sale! “Dopo questa salita il dislivello è quasi finito” ci ricorda Stefano e un po’ dispiaciute ci rendiamo conto di essere solo al km 6.
Un local ci applaude dalla porta di casa “CORRERE CORRERE, NO PARLARE” e scoppiamo a ridere, sempre dimenticandoci di chiedere di quella storia dell’accento. Fa già molto caldo e durante la salita cerchiamo di portarci avanti superando gruppetti di gente. L’arrivo a Oprtalj è incredibile: si aprono davanti ai nostri occhi altre colline piene di vitigni, un paesino con cipressi e un paesaggio da sogno che mi ricorda la Stiria. Selene corre avanti mentre scatto una foto, si gira e mi sorride e io capisco cosa vuole dirmi.
Inizia una parte di sterrato in discesa, le gambe sono ancora freschissime e l’aria sotto agli alberi è meravigliosa. Il sentiero diventa stretto e percorriamo tutto il costone sopra alla valle, prima in discesa su pietraie e poi in salita in mezzo a prati verdi e balle di fieno. Il sentiero si apre su un paesaggio idilliaco, fatto di campi di grano, cipressi e una comoda strada sterrata che passa di fianco al campanile di una chiesetta in mattoni. Sembra di essere dentro ad un quadro (scopro dopo la gara che quel posto incantevole si chiama Sveti Juraj).

Siamo al km 17 e ne mancano ancora 3 all’agognato ristoro. Il caldo inizia a farsi sentire sul serio e con lui anche la sete. Un cartello segna la località di Piemonte “ah ma siamo in Piemonte!”, qualsiasi occasione è buona per non finire in un profondo silenzio; oltre ad aver finito l’acqua, non vogliamo finire anche le parole, o peggio le gambe. Ci troviamo a percorrere un tratto di Parenzana, il che equivale a strada bianca dritta sotto al sole. Con qualche chiacchierata e la promessa di non abbandonarci mai lungo tutta la gara, io e Selene resistiamo fino a Grisignana dove ci aspettano litri di acqua e una comoda panca. Prima dell’entrata in paese una ragazza verosimilmente ben allenata ci rassicura sulla restante metà gara, ma noi sappiamo benissimo che saranno i km più sofferti (rimangono solo 80 metri di dislivello in salita e ben 20 km da spingere in piano/discesa). Grisignana ci accoglie con affetto e i turisti all’entrata del paese applaudono come se giungessimo da terre lontane. La gara passa lungo la strada principale del paese, dove si aprono negozietti e terrazze con fiori. Decidiamo di concederci una bella pausa al ristoro dove ci raggiunge anche Stefano. Ci confrontiamo sullo stato fisico, stiamo tutti molto bene e ci stiamo godendo la gara. Un ragazzo del ristoro insiste così tanto con il vassoio del pane e Nutella che ci tocca aiutare a svuotarlo.

Proseguiamo lungo una pedonale tra gli alberi, improvvisamente diventa autunno e calpestiamo molte foglie. La strada diventa così dritta e in piano che vediamo Stefano 1 km davanti a noi e ci sembra un miraggio “un uomo nudo! Ah no è Stefano”. Proviamo a raggiungerlo ma le gambe al km 25 sotto al sole non rendono granché. I km fino al prossimo ristoro a Buie sono solo 8, siamo piene di energie ma il sole ci consuma lentamente. Provo a cercare argomenti freschi di cui parlare come l’Islanda o l’Alaska, ripenso al k-way che non abbiamo portato via per ripararci dal fresco, distraggo la mente dall’afa e dalla noia di quella strada. Finalmente intravediamo il paese di Buie, un breve trail in falso piano e un’ultima salita fino al paese. Il ristoro si trova in un cortile all’ombra, che sollievo! Testa sotto l’acqua, borracce piene e si riparte con Stefano.

Siamo al km 32 e secondo i miei calcoli dovrebbe esserci la parte più terribile della gara. Cambio tecnico e indosso il cappellino. Sono preparata al peggio, ma devo presto ricredermi perché si apre davanti a me una strada sterrata in discesa in mezzo a vitigni ed alberi da frutto. Vedo il mare in lontananza e una brezza fresca mi rigenera. Che meraviglia! Aspetto con ansia la strada bianca dritta e noiosa e invece trovo un single track in mezzo all’erba, poi in bosco e poi in mezzo a campi di terra rossa. L’unica fatica che sento è il peso dei tanti km fatti e la sensazione che i pochi km che mancano si allungheranno sempre di più. Il sentierino passa per il giardino di una casa di campagna: sotto ad un albero dei bambini hanno improvvisato un ristoro. Una bambina si avvicina e ripete “Zelite vodu na glavu?”; Selene risponde “Daa daaa!” e si fa versare bicchieri di acqua in testa. Rigenerati dalla dolcezza dei bambini e dalla frescura dell’ombra, torniamo lungo i sentierini tra prati e campi.

La fatica mentale insieme a quella fisica ci fanno sperare di vedere presto il traguardo, manca davvero poco. Accaldati e poco lucidi, troviamo un uomo vicino ad un furgone: ha un frigo portatile e ci riempie le mani di ghiaccetti. Ancora non siamo sicuri sia mai successa questa cosa, tanto è stata salvifica. Percorriamo l’ultimo km lungo un argine difficilmente corribile e intravediamo il gonfiabile dell’arrivo. Ormai non parliamo nemmeno più, se non per imprecare contro i km che diventano più di 40. Qualcuno davanti a noi sbaglia strada e deve tornare indietro: che dramma! Finalmente entriamo nel campo di atletica e facciamo un ultimo giro a velocità supersonica (giusto perché non avevamo già fatto abbastanza strada). Sentiamo i nostri nomi e “in arrivo due ragazze dall’Italiaaaaa” e tagliamo il traguardo rigorosamente non a manina. Aspettiamo Stefano e ci lanciamo esausti all’ombra, increduli dell’impresa appena conclusa: siamo riusciti a chiudere la gara in 5 ore e mezza, ben più veloci delle aspettative. Ci reidratiamo velocemente con delle freschissime birre e ci godiamo la gloria del fine gara. Solo tra qualche giorno potremo ripensare alla strada percorsa e assaporare appieno la nostra avventura, sognandone delle altre.

Maria Grandesso