Wilder Freiger und Wilder Pfaff

Cai Cim non solo corsa

E così è stato. Se è vero che è anche la fortuna a premiare gli audaci, la meteorologia si è mossa precisa come impeccabili sono state le previsioni attentamente monitorate fino all'ultimo, prima di partire.
Una combinazione vincente perchè l' unico dubbio era per domenica mattina, sulle possibilità concrete di toccare almeno una cima sovrastante il Rif. Biasi al Bicchiere in condizioni sicure tra una perturbazione e l'altra.
E l'incastro c'è stato, perfetto, con precisione elvetica.
Sabato siamo saliti da Masseria da quota 1420 per giungere sotto l'acqua al Becheraus a quota 3196 alle 19 di sera, accolti dal gestore Henrik con un vassoio di grappe alla genziana.
Spettacolare e incredibile rifugio, appollaiato su di uno sperone roccioso dominante la Vedretta di Malavalle che fortunatamente la sera al tramonto si è fatta vedere in tutta la sua magnificienza. Serata spensierata con menu' fisso d' alta quota, trattamento impeccabile. Uno sguardo al baromentro e alle azzardate possibilità per il giorno seguente.

"Se le previsioni sono ciò che dicono, domani proviamo a salire prima la cima Libera , 3418 e poi se siamo più veloci del brutto fronte in arrivo, anche la magnifica e tecnica guglia della Cima del Prete, 3456mt attraversando il ghiacciaio".
Alle 22 siamo in branda sotto un umido piumone con il fumetto di vapore acqueo che esce dalla bocca, tentando di calmare i battiti del cuore che a 3200mt dal mare, fatica a recuperare. Notte agitata per tutti.
Domenica ore 6:00, siamo in stube, perfettamente coordinati al minuto che sorseggiamo caffè bollente e pane nero con burro e marmellata. Alle 6:30 siamo già pronti fuori dal nido di Sissi. Emozioni, uno sguardo famigliare ad est dove puntuale esce il primo raggio di sole, le previsioni sono state impeccabili.
Un velo di vetrato ricopre la pietraia che ci porta velocemente ancora piu' su a toccare una spolverata notturna sulla cresta della cima Libera che raggiungiamo con "euforia prudente".
Le immagini che Rico scatta con la sua reflex sono da presentazione e anche Gian si sfoga tra foto e traccia sul suo telefono tecnologico mentre la Silveria perde pezzi di tomaia dalle pedule ultimo grido. Per lui sara' l'inizio di un "calza e togli" ramponi, scarpe da ginnastica tra le risa dell'ispettore Vascotto.
Foto e si scende fino ad un punto sicuro per traversare legati in corda il collettore del Malavalle in direzione Rif. Cima Libera e Cima del Prete.
Siamo coordinati, veloci anche nel legarci e slegarci, nell' arrampicata delicata sull'ultimo tratto della cima che raggiungiamo oramai sotto una leggera nevicata premonitrice.
Che dire, quando raggiungiamo la vetta, soli, noi 5, lo sguardo viaggia a 360 cercando di imprimere nella mente cio' che lassu' non vogliamo lasciare, cio' che noi abbiamo bisogno.
La discesa è perniciosa ma siamo perfetti, attenti e lucidi. Alla base del ghiacciaio, dove abbiamo lasciato gli zaini e l' attrezzatura, giungiamo pronti per un thè in thermos come nelle dolci gite sci alpinistiche natalizie, sotto una delicato nevischio. Ci rileghiamo e consapevoli, iniziamo una lunghissima discesa che durerà 6 ore tra fiocchi, nebbie e una pioggia che si farà sempre piu' intensa fino a valle.

E' stato come doveva essere.
Per me, bello nella pienezza degli eventi, un concentrato di alta montagna sfruttando l' unica finestra di tempo utile a giungere fin lassu' con Enrico, Sil, Gian e Vasco.

Saluti TAZ

inserito il 27.05.2015

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