Traversata del Velebit (2002-2004-2005)
In bilico tra la luna ed il sole

25-26-27-28 APRILE 2002
TRAVERSATA PODISTICA DEL VELEBIT
SULLA PREMUZICEVA STAZA

PERCORSO:
KLADA RIFUGIO ZAVIZAN RIFUGIO ALAN RIFUGIO RAVNI DABAR BASKE OSTARJE

PARTECIPANTI:
CORRIDORI
Paolo Del Core (Poldo)
Fabio Fabris (Alce)
Lorenzo Cadelli (Dusty)
Francesco Zompicchiatti
Isabella Denadai (Isa)

SQUADRA LOGISTICA
Flavia Devetta
Manuela Vatovec

LUNGHEZZA: KM. 60
DISLIVELLO IN SALITA: Mt. +2295
DISLIVELLO IN DISCESA: MT -1805

ORE EFFETTIVE DI CORSA: 8h. 11 19ORE TOTALI COMPRESE LE SOSTE: 12h. 15

1 TAPPA: KLADA RIFUGIO ZAVIZAN
LUNGHEZZA: KM. 8
DISLIVELLO IN SALITA: Mt. + 1245
DISLIVELLO IN DISCESA: MT -35
ORE EFFETTIVE DI CORSA: 1h. 37
ORE TOTALI COMPRESE LE SOSTE: 2h. 30
TEMPO ATMOSFERICO: BELLO
NOTE: Tappa di sola salita, che ci permette di raggiungere la quota di 1594 mt. del Rif. Zavizan. Percorso bellissimo con continui cambi di vegetazione, e stupendi scorci sulle isole sottostanti. La salita per buona parte corribile. Il rif. Zavizan gestito, si trova da bere e dormire, per mangiare si ha luso cucina.

2 TAPPA: RIFUGIO ZAVIZAN RIFUGIO ALAN
LUNGHEZZA: KM. 14,8
DISLIVELLO IN SALITA: Mt. + 450
DISLIVELLO IN DISCESA: MT -700
ORE EFFETTIVE DI CORSA: 2h. 10
ORE TOTALI COMPRESE LE SOSTE: 3h. 45
TEMPO ATMOSFERICO: INIZIALMENTE NUVOLOSO POI BELLO
NOTE: Si tratta della tappa che da inizio alla Premuziceva Staza. Percorso stupendo ma nervoso con un susseguirsi di passaggi in mezzo a torrioni rocciosi. tutto corribile, purtroppo abbiamo trovato abbastanza neve nei tratti esposti a nord, che ci impediva una corsa regolare. Avvistate in pi punti tracce dorso. Dopo circa 6 km. siamo giunti al bivacco Rossijeva Koliba e subito dopo piccola deviazione per toccare 'ROSSIJEVA KOLIBA' (1580) la cima della Crikvena. Nei pressi di Passo Alan, si hanno delle vedute stupende sullinsenatura di Zavratica e sullisola di Rab. Il rifugio Alan (mt. 1305) non era gestito, comunque la cucina con stufa, e le camere erano aperte.

3 TAPPA: RIFUGIO ALAN RIFUGIO RAVNI DABAR
LUNGHEZZA: KM. 29,2
DISLIVELLO IN SALITA: Mt. + 330
DISLIVELLO IN DISCESA: MT -945
ORE EFFETTIVE DI CORSA: 3h. 31
ORE TOTALI COMPRESE LE SOSTE: 5h. 00
TEMPO ATMOSFERICO: TERRIBILE PIOGGIA VENTO NEVE
NOTE: Si tratta della tappa pi lunga, purtroppo siamo stati tormentati da un tempo impossibile con pioggia e vento a farla da padroni per tutto il giorno, completamente fradici e assiderati, siamo stati costretti nella dolina di Skorpovac a effettuare un cambio di vestiti. Dopo 5 ore di corsa in queste condizioni, arriviamo alla meta del rifugio, accogliente costruzione situata in una dolina fantastica, contornata dalle pareti del Bacic Kuk. Il gestore di nome Mile una persona simpatica e disponibilissima.
Brutto tempo a parte, il percorso e fantastico con un alternarsi di tratti nelle faggete, e altri che transitano sui costoni che guardano lo splendido Adriatico con tutte le sue isole.
Il sentiero tutto corribile, anche se in questo tratto, la massicciata della Premuziceva a volte viene coperta dalla vegetazione, ed meno evidente.

4 TAPPA: RIFUGIO RAVNI DABAR BASKE OSTARIJE
LUNGHEZZA: KM. 8
DISLIVELLO IN SALITA: Mt. + 270
DISLIVELLO IN DISCESA: MT -125
ORE EFFETTIVE DI CORSA: 0h. 52
ORE TOTALI COMPRESE LE SOSTE: 1h. 00
TEMPO ATMOSFERICO: BELLISSIMO
NOTE: lultima sgroppatina prima di giungere alla fine. Risalita la dolina del Ravni Dabar, per percorrere gli ultimi km. della Premuziceva, ci accorgiamo del panorama mozzafiato che il giorno prima ci siamo persi. Con i pensieri che ripercorrono tutti i fantastici chilometri ,e le gambe che seppur stanche, vorrebbero continuare a correre, giungiamo allHotel Velebno a Baske Ostarije.
Questo ultimo tratto del percorso non presenta difficolt, e serve proprio a meditare sulla fantastica traversata che si sta concludendo.

Avendo meno tempo, la traversata pu essere effettuata tranquillamente in 3 giorni unendo la 3 e la 4 tappa ed evitando il pernottamento a Ravni Dabar, anche se personalmente lo consiglio.

Tutto il percorso segnato benissimo con bolli bianco e rossi.

Lorenzo Cadelli (Dusty)

In bilico fra il sole e la luna

Cronaca dellattraversamento del Velebit

Silenzioso il cielo si calato sulla foresta avvolgendo con volute fumose ed umide ogni orizzonte, questa notte le stelle non si sono fatte vedere e per domani il tempo non migliorer. Mi avvolgo nel mio pastrano, siamo fermi in questa dolina ad aspettare la luce del mattino. Un fiammifero rompe per un istante loscurit seguito dalla rossa incandescenza della brace della papiroska ,rapidi squarci illuminano volti induriti dalle lunghe attese, dalla fame dallodio , dalla guerra. Per qualche breve istante il calore scende nei polmoni e mi riporta a casa .Tra le dense spirali del fumo della papiroska sogno il volto dolce di Sanja. Pigramente grosse gocce di pioggia si staccano a fatica dalle nuvole e scendono sulla terra svogliate. Controllo le munizioni e il mio fedele AK 47 tutto ben protetto, aspetto la luce del mattino affilando la lama del mio coltello. Piove e con calma smobilitiamo il campo notturno e prima di metterci in cammino Veljko ci raduna per controllare le mappe della zona . Dobbiamo compiere un azione veloce nella zona di Skorpovac, l ci sono delle casupole che prima erano una fattoria , adesso danno riparo al nostro nemico ed essenziale agire rapidi. Lordine di Veljko non lascia adito a dubbi Tutti morti

Dai eccoci arrivati, guarda che sole. Dobbiamo cercare un parcheggio dove mollare la macchina , la tensione che mi ha accompagnato per tutto il viaggio da Trieste fino a qui si st lentamente allentando. Siamo nel centro di Gornje Klada e c un unico spiazzo erboso dove poter parcheggiare. Lako parkiramo tukaj chiedo in uno sloveno stentato ad un vecchietto che ci guarda incuriosito. Sorride felice e ci invita a lasciare la macchina dov Nema problema la sua cordiale risposta . Poi passo allItaliano Noi verso Zavisan
Ci guarda sempre sorridendo calmo , la fretta una cosa tutta nostra , risponde Su fatica 8 ure , capiamo fin troppo bene. Ci prepariamo allimpresa cambiando dabito sia dentro che fuori . Vesto i pantaloncini, la canotta , le scarpe, riempio lo zainetto in ogni suo anfratto, la cerniera sembra trattenere tutto a stento Cazzo se pesa . Siamo pronti ma prima Poldo fa il punto sul percorso mappa, dislivello, tempi, taratura degli altimetri. Gav ciolto tuto, me racomando lacqua sav che non ghe ne troveremo una ioza e ti lassa qua pur il proietor. Manca solo il rito della foto di gruppo e il vecchietto gentilmente si presta allo scatto. Ricerca della posa migliore con scritta Zavisan e relativa markacjia ,clic, baci e abbracci e via partiti verso un viaggio che libera la mente.

Petar estrae la bussola e verifica la direzione da tenere e aggiunge con tono distaccato Ci aspettano circa 30 Km di marcia dobbiamo fiancheggiare la Satorina e scendere a sud, incontreremo un vecchio sentiero che si chiama Premusiceva Stasa la nostra autostrada . Veljko aggiunge Dobbiamo essere in zona prima del buio , verificare quanti uomini ci sono, se ci sono sentinelle, studiare la sistemazione delle case, capire dove alloggiano i nemici e poi prima del sorgere del sole Jovo e Petar avanti, subito dietro Olga ; io e te Velemir fuoco di copertura . Diventiamo un branco di lupi, silenziosi come un solo uomo annusiamo laria affilando listinto e stringendo il coltello. Usciamo dalla dolina che ci ha riparato dal vento e ci colpisce una sferzata fredda e cattiva che sa di salmastro. I nostri passi sfiorano il terreno ricoperto di rami spezzati e fiori che aspettano il sole per gettare nellaria colori e profumi. un terreno difficile che fa di tutto per farti sbagliare direzione confondendo i sensi con mille avvallamenti tutti uguali, muri di alberi, rocce bianche che appaiono nella nebbia come giganteschi iceberg , e l dove finisce la primavera la neve persiste cocciuta ignara del sole che fra un p render queste zone arse e calde, recando sulla sua crosta ventata le tracce degli animali vera vita della foresta. Continuiamo ad avanzare senza pausa dobbiamo assolvere al nostro compito malvagio, portare morte e distruzione dietro al fronte, coltivare e far crescere lodio e la paura. Facciamo una breve sosta,un boccone di cibo freddo che sa di nebbia, una folata di vento rabbioso mi toglie il cappuccio e la pioggia mi colpisce con una raffica di aghi sul volto. Strana terra questa, sembra che tutto sia in conflitto.

Il sentiero sassoso, in certi punti pare una strada romana, si inerpica costante , tira verso lalto attraversando la macchia mediterranea che riempie laria di profumi di ginestra e timo. La corsa lenta e faticosa, ma siamo allinizio e le gambe sono fresche. Siamo pi o meno in gruppo poi Poldo sparisce ed io con la scusa di aspettare Isa resto indietro rallentando il passo ma non i pensieri. Al primo balcone panoramico ci raggruppiamo nuovamente e Dusty molto bravo a riparare la reflex di Isa, se pesa almeno che funzioni a dovere. Dalla balza di bianco calcare lo sguardo come un volo duccello che cala sullarcipelago delle isole Dalmate, briciole di luna, belle come perle. Mi pervade una sensazione di pace che mi accompagner per tutti i 1400 metri di dislivello. A met strada troviamo una piccola fattoria con i muri calcinati dal sole e piccoli fazzoletti di terra coltivati strappati con tenacia al calcare.Gli alberi da frutto sono carichi di fiori. Poco dopo arriviamo a Zive Vodice, lacqua viva sgorga da un pertugio nella roccia e poi viene raccolta in due pozze circolari costruite con blocchi di calcare squadrato. Tutto intorno un tripudio di verde e pestate di animali , ne approfitto per fare delle fotografie ad Alce in controluce.

Piove sempre pi forte.Forza camminare pi veloci dobbiamo essere a Skorpovac prima di notte, accelerare, forza, di corsa .La voce di Veljko un ringhio sordo a cui pieghiamo la nostra volont. Gli stivali pesano, lo zaino pesa, tutto pesa, pesano terribilmente mitra e munizioni . Il freddo si fa pungente ma non c tempo per soffrire. Nella mente c un solo obiettivo e lentamente mi sto trasformando in una bestia assetata di sangue. Scivolo su di un mucchio di neve , sprofondo e bestemmio in silenzio. Rimango indietro e in un attimo vedo lombra fugace dellorso. Mi pianto e losservo maestoso da vero signore della foresta la pioggia non lo infastidisce. Mi vede, annusa il mio odore, sente la morte e sparisce. Petar torna indietro e mi colpisce con un pugno al viso, la mia mano veloce sul coltello. Ci fermiamo tesi, solo un discorso sospeso.

Mentre saliamo il paesaggio cambia la flora mediterranea cede il posto ai faggi, agli abeti e laria comincia ad essere pi frizzante e appaiono le prime chiazze di neve. Il tempo sta rallentando, sto cambiando dimensione, ho la percezione di avvertire lerba crescere, il cielo trasformarsi in pietra , il cristallo di neve assorbire calore e ridiventare pioggia. Le mie sensazioni si spalmano sul Karren sono a 180 Km da Trieste ma come se avessi varcato un cancello per entrare in un mondo nuovo. Arriviamo alla sella dalla quale vediamo il rifugio dello Zavisan. Fotografo il paesaggio respiro la libert e raggiungo la cima. Prima di cena usciamo per vedere il tramonto dalla cima dello Vucjak. Vedo una roccia bianca e levigata dalle forme tondeggianti avrei voglia di fare un foto os mettendoci sopra una donna dalle belle cosce tonde e levigate che si congiungono con i canali derosione altrettanto tondi e levigati in un'unica fusione. Scendiamo, Alce resta a pensare mentre il sole tramonta sulle isole. Io vado sul monte di fronte, il V. Kosa . Mi perdo anchio nel tramonto e quando faccio ritorno mi ritrovo su una cresta che divide due mondi da un lato la solarit delle isole immerse nel mare dallaltro il gruppo tormentato del Velebit bianco di neve scuro dabeti con un alito freddo . C una luce sempre pi tenue che fa apparire selene nel cielo . Sono fermo in bilico fra il sole e la luna.

Continua la nostra marcia avvolta nel silenzio della foresta Perch luomo costretto ad odiare questa domanda incomincia a vagare per la mia testa e subito gli ne fa eco unaltra Perch stiamo distruggendo questo nostro stato eretto con gran fatica , sofferenze disumane e migliaia di morti? . una voce sorda come la campana che rintocca lultimo saluto e risuona Comunismo , fascismo, guerre di religione tutto passa sopra migliaia di corpi infangati , bambini deturpati dalle mine , donne che portano in grembo i figli della violenza , perch tutto questo. Per cosa hanno combattuto i nostri padri a fianco del comandante Tito? Qui proprio qui sulla Satorina abbiamo combattuto una grande battaglia per bloccare i nazisti, agli ordini del suo braccio destro il comandante detto Major Velibit che ha dimostrato al mondo il nostro coraggio, il nostro attaccamento alla madre patria, il nostro orgoglio di popolo libero , sconfiggendoli poi sulla Neretva . Adesso combattiamo contro quelli che prima chiamavamo fratelli sempre pi divisi da un ostacolo naturale che riesce a cancellare lo stesso sangue e codice genetico in nome dello stesso Dio ma non della stessa religione.
Si potr mai ricostruire quel dannato ponte sulla Drina ?

Guarda che spettacolo, questi ponti costruiti con i blocchi squadrati . La Premusiceva Stasa un opera unica , un sentiero di 60 Km che con ardite soluzioni supera dirupi, costeggia doline cammina in costa a sprofondanti burroni, mantenendosi pressappoco alla stessa quota altimetrica e questa mattina affronteremo il tratto di 14 Km che dallo Zavisan ci porter al rifugio sotto al Passo Alan. La notte al rifugio passata fra innumerevoli Ozjiusko cibo e battute a raffica , siamo pronti. Il sentiero segnalato in maniera ineccepibile, addirittura 50 metri prima di un incrocio con un altro percorso visibile una segnalazione fatta con la lettera X. La struttura architettonica del sentiero mi ricorda le costruzione fatte con i mattoncini di Legoland, un armonia di bianco e grigi sfumanti. La corsa si snoda tra passaggi su scivoli di neve, contornati da torrioni calcarei bianchi, alberi secchi che si stagliano rigidi in contrasto con il cielo, doline profonde ricoperte da rocce ondulate, sprazzi di neve che contrastano con la macchia verde scuro degli abeti. Non si sa cosa fotografare ogni angolo offre uno scorcio da immortalare.Bisogna dire che ling. Ante Premusic e i suoi operai hanno fatto proprio un buon lavoro, lasciandoci lesempio di come potrebbe essere il nostro mondo se non ci impegnassimo tanto a distruggerlo. Su di un cumulo di neve si vedono chiare le impronte pesanti dellorso. Passiamo al ricovero Rossjieva Koliba , breve sosta ristoratrice e poi avanti alla conquista della cima della Crikvena. Si prosegue scivolando sulla neve tra boschi di faggio, pareti dai diedri strapiombanti immersi in colorazioni che ti prendono lanima. Siamo quasi vicino allAlan e la fatica si fa sentire .I Km non erano tanti ma la neve ci ha ostacolato non poco. Scolliniamo e proprio su di una lingua di neve ,ben compatta, si apre davanti a noi larcipelago Dalmata . Si spande il mare contornando dazzurro i deserti sassosi delle isole, intravediamo il fiordo della Zavratnica. un istante, perdo la concentrazione e volo scivolando sulla neve infida. Dovrei esser contento perch i miei compagni sono felici e ridono beati ,ma a dire il vero mi duole la natica. Al rifugio Alan si realizza la perfezione della giornata nonostante il fuoco fumoso dello sparghert scassato. Il sole ci coccola riempiendoci di mille attenzioni, in breve tempo ci asciuga le scarpe, calze e canotte, per poi donarci il riposo del guerriero. Ronfiamo felici tra una lasko e laltra gentilmente fornite dagli Angeli della logistica Flavia e Manu. A tutti salta allocchio il curioso sistema ideato dal gestore del rifugio per fare le previsione meteorologiche. Sul prato c un supporto con tanto di tettoia con una corda appesa e le istruzioni che recitano cos ;

  1. Se c il sole la corda asciutta
  2. Se piove bagnata
  3. Se soffia il vento si agiter
  4. Se c nebbia non la si vede
  5. Se fa freddo ghiacciata

Ci siamo , scorgiamo le case di Skorpovac, si vede un leggero filo di fumo salire, due asini sono legati allesterno, un uomo esce fuori a pisciare, ha il fucile a tracolla e sta guardando attorno guardingo. Lo osserviamo in silenzio mentre una donna anziana si affaccia alla porta e lo rimprovera, si riescono a sentire delle risate. Olga e Jovo devono compiere il periplo della zona, il loro compito vedere se ci sono delle sentinelle, Petar e Veljko restano a decifrare ogni particolare della casa , esamineranno il terreno e valuteranno la consistenza numerica delle persone presenti, io preparo il nascondiglio notturno e il cibo. scesa la notte nel bosco e gli animali si svegliano e incominciano la loro lotta per la sopravvivenza. Ci raduniamo solo Jovo resta di guardia. Veljko ascolta attentamente il rapporto di Olga Dieci nemici, due asini e una donna vecchia non hanno messo nessuno di guardia, stanno festeggiando qualcosa , Jovo riferisce di aver visto uno uscire a vomitare, Veljko soddisfatto. Stabiliamo i turni di guardia. Notte fonda vengo scrollato via dal mio sogno, il mio turno niente papiroska, silenzio assoluto e orecchie ben aperte. Per fortuna i pensieri non fanno rumore Sanja ti ricordi quando in estate andavamo due settimane al mare, si proprio qui davanti a Rab. Prendevamo il traghetto a Jablanac dopo il viaggio in corriera e poi eravamo ospiti nelle case sociali, eravamo felici. Diventavi rossa e poi cioccolato, sulla pelle ti restavano i segni bianchi del costume e quando ti spogliavi per me, i tuoi seni brillavano immacolati come le pietre di questo inferno. Come profumava di sale la tua pelle. Quando rifaremo lamore quando finir questa cazzo di guerra? Chi lha voluta questa disgrazia? I nostri popoli . O ce lhanno calata addosso dalluniverso dei potenti come un avvoltoio su di un cadavere che puzza di nazionalismi, mafia, droga, poteri religiosi e poteri occulti, che spartiscono il destino degli innocenti in nome del dollaro, il loro unico Dio ?

The Weather is going in cow dallinglese di Alce si capisce che il tempo sta cambiando. Ceniamo , Flavia ha portato un ottimo rag che insaporisce una pasta dalla cottura infinita. Le birre come da usanza non possono mancare, la luce fornita dalle candele e si ricrea latmosfera che fa tanto Ville De Glaciaur , una vecchia avventura attorno al Monte Bianco mia ,di Alce e di un tal Giorgio Petronio allora si andava in giro in MTB, ma questa unaltra storia. Discutiamo di tutto e allimprovviso Alce si ricorda della mia prima gita di scialpinismo. Si scatena il tormentone della serata Te digo che ierimo con la machina de quel sempio de Marjan ed io Ma figurite el zerek me porta a far 1600 metri de dislivel come prima gita e te vol che ierimo con la sua machina ,iera la mia tipo nova de paca e via avanti cos tra un sempio e laltro fin sotto al sacco a pelo . Grande Isa, una pazienza davvero invidiabile, divideva la stanza con noi due. Nel silenzio della notte si alza la voce del vento, lo sento viene dal mare, esco a fare pip e qualcosa di ghiacciato mi colpisce il viso, rabbrividisco e corro al caldo del mio sacco piuma. Monta la tempesta. Sveiala voce di Poldo ci richiama alla realt, oggi ci aspetta la tappa pi lunga in origine di 35 Km ma viste le condizioni atmosferiche viene ridotta a 28 Km e per fortuna senza grossi dislivelli.Decidiamo che il punto sosta sar Skorpovac dove dovrebbe esserci un ricovero tipo bivacco. Guardo fuori dalla finestra proprio brutto la corda non si vede. Non riesco a mangiare niente ho lo stomaco completamente bloccato devo decidere se per le birre o per la tensione, decido per la seconda .Poldo stato premuroso ha preparato latte e caff per tutti, ma ho la testa sul percorso e so quello che ci aspetter. Scelgo con cura il vestiario e cerco di impaccare tutto dentro ai sacchetti di plastica ,speriamo che tengano.

Con gesti calmi che contrastano la tensione indossiamo le tute mimetiche ed i colori di guerra . Controlliamo meticolosamente le armi nel silenzio pi totale. Jovo e Petar vanno seguiti da Olga . Avanzano lentamente verso la casa mentre io e Veljko ci dividiamo per andare a coprire due diverse angolazioni di tiro. Jovo arriva allangolo della casa seguito da Petar . Si appostano vicino alla porta , Olga poco pi distante li protegge con l AK47 pronto a far fuoco. La fortuna sembra darci una mano. La porta si st aprendo ed ecco uscire un soldato barcollante che si sta aprendo la patta dei calzoni. Si ferma , rutta , scoreggia e muore trafitto dal coltello di Jovo. Con molta probabilit gli rester impressa negli occhi un espressione di incredula sorpresa . Josko Sta radis una voce gutturale arriva dallantro della porta .Leggera come un soffio arriva la morte facendogli sfiorire la frase sulle labbra. Il varco aperto , inizia il lugubre canto dei Kalasnikov . Tre uomini saltano fuori dalle finestre. Veljko non perde tempo uno ce lha proprio nel suo campo di tiro. Gli altri due sono affare mio. Ho l AK47 posizionato a colpo singolo , prendo la mira con calma il primo alla testa. Il secondo corre veloce cerca la vita nella foresta ancora semibuia . Guadagna un po di terreno e decido per il bersaglio grosso, un colpo solo , definitivo come mi hanno insegnato al corso di arti marziali . Corre ansimando e allimprovviso il petto gli si squarcia lanciando nellaria una nuvola di sangue polverizzato . Con lultimo fiato lancia un urlo Jebiga per poi accartocciarsi al suolo. Dallinterno della casa non arriva pi nessun rumore la voce di Iovo risuona Qui dentro c ne sono sette . Veljko risponde fiero Dobro ottimo lavoro . Entriamo anche noi nella casa , il sangue ha colorato di rosso le pareti smorte e scrostate, la vecchia seduta e ci guarda con uno sguardo azzurro e sprezzante Non ho paura di voi brutti porci quello che ci urla in faccia. Olga non perde tempo un colpo di Tonkarev alla testa , finita . Veljko con un mezzo sorriso aggiunge Era cos vecchia che non valeva la pena neanche di stuprarla . Davanti ad un crocefisso sbilenco che ci osserva muto scoliamo a grandi sorsate una bottiglia di rakja, che brucia come la mia anima sanguinante. Andiamo via. Sul sentiero c un bivacco costruito per dare ospitalit agli escursionisti . Entro dentro a curiosare e vedo i letti a castello con i materassi ormai marci , un tavolino ed una stufetta. Ero giovane quando andavo in montagna ,nelle Alpi Giulie in Slovenjia .Un gruppo di amici felici persi tra i monti, randagi tra le vette gustando la fatica e la gioia del panorama , le grandi bevute. Allimprovviso una rabbia sorda mi nasce dal cuore , tolgo la sicura ad una bomba ananas e la metto nella stufetta e carico di rabbia urlo Adesso riscaldatevi con questa .

Che freddo, stiamo correndo da appena unora e siamo gi completamente fradici. Come se non bastasse, quando ci troviamo sul lato del mare non possiamo godere dello splendido panorama previsto perch un vento tagliente ci flagella. un vero incubo. Corriamo tra le volute delle nuvole basse , scivolando in continuazione sulle pietre viscide e incespicando su rami caduti dagli alberi . Ci sono moltissime piante di mughetto che per oggi hanno rimandato la loro profumata fioritura. Poldo ed Alce procedono con un ritmo pi veloce , io mi piazzo dietro a Dusty ed a Isa . Ci fermiamo per mangiare una merendina ma tutti e tre abbiamo le mani talmente fredde e tremanti da non riuscire ad aprire lincarto. Quanto mancher a Skorpovac ? Ci ritroviamo per decidere la direzione da seguire ad un incrocio dubbio , rapida consultazione della carta poi si decide per Radlovac . In questa localit c una fonte che in caso di gran caldo un punto di vitale importanza per fare rifornimento di acqua , ma ironia della sorte lacqua da bere la nostra ultima preoccupazione. Continuiamo a correre senza vedere niente di panoramico , solo pioggia sempre pi battente , nebbia e vento , la cosa strana e che sono tre ore che corriamo e mi sembra di essere appena partito , potere dellandrenalina. Finalmente Skorpovac , lagognato cambio di abiti si st avvicinando .Il bivacco completamente distrutto. Guardo le macerie sconsolato, lidea di un cambio dabiti sotto la pioggia non mi alletta per niente . Ioplop ,vegn de qua Un urlo di richiamo, Poldo e Alce hanno trovato una vecchia fattoria che sembra essere stata abbandonata di recente . La zona circondata da alberi grossi e alti che mi sembrano aceri o querce che nascondono altre case diroccate , per terra c un tappeto di erba verdissima . Facciamo un giro per la valletta finch riusciamo ad individuare la porta dingresso , finalmente siamo allasciutto. Sto tremando come una foglia ed incomincio a liberarmi non senza fatica degli abiti inzuppati, indossando quelli asciutti il mio corpo incomincia a fumare. Riacquistando la calma osservo la casa . E stato tutto abbandonato in fretta e ci sono utensili da lavoro poco usati , stoviglie , bicchieri e bottiglie di ogni genere , mobili e suppellettili varie , al muro rimasta appesa una foto di una vecchia e un crocefisso sbilenco , laria pregna di unatmosfera angosciante si ha la sensazione che l dentro sia accaduto qualcosa di cupo. Prendo la macchina fotografica e grido Reporter di guerra . Mangiamo avidamente le nostre provviste, ne avevamo proprio bisogno , c chi riesce a fumarsi anche una sigaretta . Alce compie un piccolo miracolo intonando Chi xe colpa del mio mal? Le notolade de Karneval. Le note si spandono tra quei muri stinti e tristi risuonando ed amplificando la nostra felicit bagnata . Dai forza ancora un piccolo ruk da 10 km e siamo Ravni Dabar . Con addosso il cambio asciutto la corsa riprende agile e veloce portandoci in vista della gigantesca dolina nel giro di unoretta . Scendiamo verso il rifugio che posto sul fondo, correndo per un sentiero che si trasformato in ruscello . Poco importa ormai ci siamo . Il rifugio accogliente con uno stanzone riscaldato da una gigantesca stufa in maiolica che in pochissimo tempo assediata dal nostro vestiario grondante . Gli angeli della logistica ancora una volta si sono rilevati di primaria importanza portandoci i vestiti asciutti. Il gestore gentilissimo e ci offre una pentola di th caldo alle erbe di bosco e naturalmente Ozjiusko . E un rifugio di altri tempi, senza lampadine elettriche con la cucina ad uso comune , con un gestore che offre senza indugi tutto quello che cucina senza lesinare . La stanchezza piano piano si sta facendo spazio tra le vive sensazione della giornata , ma prima di andare a dormire giro e rigiro i miei vestiti nella speranza che si asciughino pi in fretta . Nello stanzone c una bella rondine che svolazza per niente intimorita , anche lei contenta del dolce tepore della stufona . Al piano superiore c la camerata ampia e spaziosa , che in poco tempo risuona del nostro ronfare stanco .

Stiamo fuggendo , braccati , per quanto veloci ci muoviamo li abbiamo sempre alle spalle, sono numerosi e freschi . Le nostre linee difensive da dove siamo adesso non sono molto distanti , dobbiamo compiere un ultimo sforzo. Nellattraversare un tratto allo scoperto ci ritroviamo bersagliati da un fittissimo fuoco , le pallottole arrivano veloci alzando zolle di terra , piantandosi e facendo saltare le cortecce degli alberi, come essere piombati in un enorme vespaio. Ancora una volta il bosco ci salva , non rispondiamo al fuoco ma pensiamo ad andare avanti , vogliamo fortemente vivere. Veljko consulta freneticamente una mappa che riporta le zone minate e i relativi passaggii da poter percorrere senza saltare in aria . Si materializza la nostra unica via di fuga: passare attraverso un esiguo sentiero circondati dalla morte , pi velocemente possibile senza possibilit derrore . Seguiamo Veljko che avanza sicuro nella sua lucida follia, tutto intorno a noi e un susseguirsi di raffiche di mitragliatrice e colpi di fucile . Ed ecco Jovo accasciarsi al suolo, stato colpito alle gambe . Me lo carico sulle spalle e cerco di correre , una pallottola mi morde un braccio e cado in ginocchio. Veljko ed Olga sono fuori e rispondono al fuoco rabbiosamente , mentre Petar raccoglie Jovo riesco a raggiungere la salvezza . I nostri nemici non sospettano dellatroce trappola e si lanciano allinseguimento. Laria scossa da un sordo rombo e poi da un altro infine da urla strazianti di dolore . Siamo salvi la caccia finita. Olga molto rapidamente controlla le nostre ferite le cura e tampona come pu, ormai la fretta svanita, nessuno oser giocare alla roulette russa con un campo minato. Ritorniamo alla vita Sanja mi manchi e vorrei tanto sentire la tua voce calda , ma come ??

I telefonini nella depressione non ricevono il segnale ma pi di tanto non mi preoccupo, non ho con me laggeggio infernale. mattina ed il cielo in gran forma terso e pulito come dopo ogni tempesta che si rispetti. Esco allaperto finalmente riesco ad apprezzare la bellezza della dolina . Dietro al rifugio si erigono due gruppi rocciosi di calcare bianchissimo composti da diedri, pinnacoli di 150-200 metri , pareti ondulate e placche di calcare allapparenza compattissimo. Mi ritorna allistante la voglia di riprendere in mano la corda ed indossare le scarpe da arrampicata . Subito vengo erudito e scopro che la zona il nuovo giardino fatato di Paolo Pezzolato detto Fossile . Si narra la leggenda che tra queste guglie si aggiri ogni weekend la sua anima raminga armata di trapano a percussione e spit alla ricerca della perfezione. Siamo pronti per partire ed espletare lultima formalit, gli 8 Km che ci porteranno a Baske Ostarjie. Prima di partire salutiamo ancora una volta lenorme gestore che di nome fa Mile e per Alce fin troppo facile fare il witz salutandolo Grazie Mile . Ancora un momento di meditazione davanti ad una nuova lapide appesa al muro del rifugio posta a ricordo dei caduti della guerra dei Balcani morti troppo recentemente in queste in zone. Non posso non notare che al posto della consueta stella rossa adesso c il crocifisso. Risaliamo la dolina e vediamo il suo fondo ricoperto da un verde Poljie chiamato la piana del castoro. Raggiungiamo quota 940 e usciamo dalla depressione . Vediamo le cime dei monti ricoperte da uno strato di neve fresca che riluce contro il cielo. Sta soffiando un leggero borino che increspa il mare . Finalmente c il tanto agognato campo e pi o meno tutti telefonano per comunicare che siamo sani salvi e molto contenti e fra non molto saremo sulla via del ritorno. Un ultimo sguardo alle isole e al sentiero che scende verso Jablanac. Riprendiamo a correre leggeri e senza fretta , vediamo da lontano la catena del Dabarski Kukovi , un complesso roccioso di notevole bellezza ed eleganza e scopro che Fossile ha colpito ancora creando Fossilandia. Ecco la nostra breve tappa termina al hotel Velebno, che ovviamente anche lui ha la sua brava storia di guerra essendo stato bombardato e semidistrutto e poi caparbiamente ricostruito. Arriviamo tutti insieme trionfalmente tenendoci per mano. Trabocchiamo di felicit . Adesso veramente finita, davanti a noi il sentiero si perde nel bosco, va verso la Paklenica. Non mi sembra vero, non riesco ad accettare lidea di fermarmi qui, una sensazione comune che sentiamo forte, una tentazione troppo intensa , attenuata solo un po dalla paura dei campi minati non ancora bonificati , ma dentro di noi vibra potente la voglia di libert e di scoperta di un a terra che ha bisogno di ritrovare la gioia di vivere nella pace.

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