Alta via Val d'Incarojo

Ne parlavamo da tempo Silverio ed io, di fare una corsa lungo lalta Val dIncarojo, ma forse sarebbe rimasta una delle tante idee nel cassetto, se non fosse stato per lentusiasmo contagioso di Alberto: cos, agenda alla mano, decisa una data compatibile agli impegni di ciascuno, non restava che studiare il percorso e diffondere la proposta ai possibili interessati.

11 maggio: ci troviamo alle 7,00 alluscita dellautostrada a Carnia; da Trieste arrivano Silverio Pippo Pipolo, Alberto Taz Decristini e il nostro mitico Poldo; io li raggiungo da Spilimbergo. Il cielo grigio e le previsioni nefaste non sono rincuoranti, ma forti dei tanti sentieri che, ripiegando verso valle, permettono di accorciare il percorso, non esitiamo a partire verso Paularo. Alle 8,00 partenza ufficiale sotto gli sberleffi dei pi giovani e gli occhi perplessi degli adulti (chiss, forse lo spettacolo offerto da quattro omaccioni nerboruti in mutande in piazza di Paularo non deve essere una cosa frequente e tutto sommato neanche tanto piacevole). Sorpresa: splende il sole e la conca di Paularo sembra miracolosamente scampata alla perturbazione prevista...

La prima mezzora passa senza storia: da Paularo a Dierico si segue la strada, tenendosi sulla sinistra del fiume; si punta poi al borgo di Dioor correndo sempre su strada asfaltata in leggero sali e scendi. Dallabitato di Dioor (quattro-case-quattro) inizia il sentiero verso gli stavoli del Monte Fuarmi attraverso prati e boschi variegati; il sentiero piuttosto ripido ma in poco tempo (ca. 20 dallattacco del sentiero; ca. 40 da Paularo) si giunge allaltopiano prativo, quasi un poggio sopra Paularo. Il tempo splendido e fa anche troppo caldo.
Meritata bevuta e si continua: il sentiero ora piega decisamente in direzione S-O verso le pendici del Monte Sernio. Il passo dato dai due esperti: io e Silverio seguiamo un poco staccati. Si guadagna rapidamente ancora quota, salendo in ombrose faggete sino ad una quota di ca. 1200 m; da qui un tratto semi-pianeggiante attraversa una serie di ruscelli e torrenti e si pu tirare un po il fiato. Non c traccia dei ruderi delle casere indicate sulla Tabacco.
Ancora qualche strappo in salita (attenzione ai bolli: una frana ha travolto la traccia del sentiero): cambia il versante della salita e cambia anche il paesaggio, con le faggete che lasciano il passo a specie pi tipicamente alpine. A quota 1500 rifornimento dacqua dal torrente; siamo proprio sotto il massiccio del Sernio. Davanti a noi, sulla sinistra si vede il primo traguardo: lampia sella del Foran da la Gjaline (1550). Quass la primavera non ancora arrivata: lerba dei prati ancora bruciata dal gelo dellinverno e le prime gemme spuntano appena; qua e la ancora qualche minuscola chiazza di neve. Incontriamo un escursionista solitario che, pennello alla mano e barattoli di vernice alla cintola, si prodiga a rinfrescare i segnavia bianco-rossi del CAI: curiosamente riscontriamo una certa somiglianza con Baxa e Maci...

Dal Foran (ca. 1,35 da Paularo) si segue la mulattiera verso la Forcella del Monte Flop a quota 1680; iniziano ad alternarsi ai classici segnavia CAI anche quelli bianco-gialli dellaltavia, distribuiti in modo abbastanza continuo lungo tutto il percorso e preziosissimi punti di riferimento poco oltre.
La Forcella si raggiunge senza troppe fatiche: la pendenza non mai eccessiva. Da qui, nelle giornate di sole, si gode uno splendido panorama verso la vicina Creta Grauzaria e il caratteristico profilo della Sfinge; appena un poco pi in la il Zuc del Bor e sullo sfondo tutta la barriera delle Giulie non il nostro caso, dal momento che il cielo tornato ai grigiori del primo mattino per cui bisogna limitarsi a dare largo spazio allimmaginazione.
Qualche breve traverso ed inizia la prima discesa: ancora tre escursionisti (gli ultimi della giornata); saluti di rito mandi frs e dio se vedemo...

La discesa piacevole, dapprima tra mughete, poi attraverso boschi di abeti rossi alternati ancora a faggete: dalla Val Aupa sale un velo di nebbia ed il paesaggio diventa a tratti fiabesco. Forse proprio a causa di qualche folletto dispettoso divertitosi a nascondere i segnavia (o forse le endorfine giocano strani scherzi) appena oltre il bivio con il sentiero che sale dal Zouf di Fau, toppiamo clamorosamente direzione, imboccando la prima delle possibili vie di fuga. Fortunatamente ci ravvediamo presto dellerrore e torniamo sui nostri passi, sino al bivio incriminato, e oib, i segnavia sono tornati normali...
Scherzi a parte attenzione ai bolli: la realizzazione di una nuova strada forestale ha stravolto la fisionomia del bosco, cancellando qualcuna delle marcature e la traccia originaria del sentiero. Conviene seguire la forestale per qualche chilometro sino ad un incrocio con unaltra forestale che volge a E (alla destra di chi scende); a questo punto si pu tornare a seguire il vecchio sentiero, che dapprima parallelo allo sterrato, poi piega a sinistra. In breve si giunge alla Forca Griffon (1265 m); da qui a sinistra parte il sentiero 434 verso Paularo; a destra continua probabilmente la forestale di prima, marcata sempre col 434; litinerario prosegue dritto lungo il 435 che, salendo per un ripido bosco di abeti, porta alla Casera Forchiutta (1408 m; 2,15 da Paularo) dove ci aspetta una lauta e meritata merenda e tanta acqua (anche dalla spina esterna...).
Il tratto che porta alla Casera Turriee (1555) in leggera salita, sempre immerso nel verde, permette di rifiatare, rilassando oltre ai muscoli delle gambe, che girano quasi da sole, anche il cervello, cullato dai lievi suoni e sussurri del bosco.

La casera Turriee (acqua nelle vicinanze) come la Forchiutta possono essere un ottimo punto di riferimento e pernottamento in caso di escursioni suddivise in pi giorni: sempre aperte, arredate e tenute decorosamente (meglio per la Turriee), entrambe in splendida posizione.

In breve si scende alla verdissima conca della casera Pradulina (1436) che conviene lasciare alla propria sinistra se non si ha intenzione di salire alla cima del Salinchiet (proprio come accade a me: siamo a met strada, da percorrere un tratto ancora piuttosto impegnativo e non ho proprio voglia ed energie in esubero per sciropparmi altra salita a gratis). Dalla Pradulina si aggira allora il Salinchiet sulla destra, passando per la sella denominata Cuel Mat (1640); un tratto breve ma con una salita che si fa via via sempre pi ripida. Ancora una volta possiamo solo immaginare il panorama: si intuiscono appena le sagome della Creta dAip e del Monte Cavallo di Pontebba.

La discesa verso il Rifugio Pezzeit nel primo tratto esposta e non va assolutamente presa alla leggera in condizioni di terreno scivoloso o ghiacciato; segue un secondo tratto ondulato che attraverso boschi di abeti e attraversando torrenti e ruscelletti (terreno piombo) porta alla radura prativa in cui sorge il rifugio (quota 1474; ca. 3,30 da Paularo). Seconda merenda sostanziosa e pausa meritata; purtroppo non riusciamo a godercela appieno, poich iniziano a scendere le prime gocce di pioggia e dal colore assunto dal cielo, non bisogna chiamarsi Bernacca per intuire che non saranno le uniche.

Nota sul Pezzeit: un rifugio forestale, aperto il sottotetto come ricovero invernale; le stanze al piano terra (stufa; stoviglie) sono per chiuse, chiavi credo a Pontebba.

Personalmente ho recuperato un po di morale (probabilmente anche grazie ai due rifornimenti ravvicinati); la pioggia non mi preoccupa pi di tanto e la fine non mi sembra poi cos lontana; oltretutto non siamo cos male rispetto alla tabella teorica di marcia, viaggiando con un ritardo di ca. 30.

Il sentiero riparte ripido sino alla Forca Pizzul (1708); lultimo punto per ripiegare verso Paularo, accorciando il tragitto. La salita verso la Forca Lanza (1831) e verso il Monte Zermula si svolge traversando prati inzuppati dacqua; il sentiero ben marcato, piuttosto comodo e mai troppo faticoso. Purtroppo continua a piovere (a tratti nevischia anche) ma il vero fastidio dato dal vento che ti gela lacqua addosso; la parte sommitale del Zermula inoltre avvolta dalla nebbia. Date le condizioni atmosferiche piuttosto sfavorevoli rinunciamo alla vetta vera e propria del Zermula (inutile patire pi a lungo il freddo) e decidiamo di proseguire il pi velocemente possibile. Iniziata la discesa, ci accorgiamo di aver lasciato il sentiero principale per uno dei tanti camminamenti di guerra, scavati lungo la cresta rocciosa del monte, evidentemente considerato, nelle incomprensibili logiche belliche, fondamentale baluardo per la difesa della patria, appena 80 anni prima dellEuropa di Schengen...
Leuforia della discesa, la nebbia e la fatica, rischiano di farci sbagliare clamorosamente direzione, tornando nuovamente verso la Forca di Lanza; ripreso il sentiero nel verso giusto (ancora una volta grazie alla supervisione di Poldo quasi un deus ex machina), demoralizzati dallerrore e dal tempo sempre inclemente, percorriamo al piccolo trotto lultimo tratto di cresta, sino al Cul di Creta (1910), sempre avvolti nellumida bambagia della nebbia. Superiamo un canalino nevoso, lunico fastidio un poco pi tecnico; credo di condividere il pensiero dei compagni, affermando che in questo momento non badiamo assolutamente pi al ritmo della marcia e allorario, ma pensiamo unicamente a quanta pioggia dobbiamo ancora prendere sino a Paularo: mancano ancora pi di 1300 m di discesa persa un po di quota, ancora una sorpresa; le nubi avvolgono solo la parte alta del Zermula mentre la vallata sotto di noi limpida e a tratti anche soleggiata. I commenti e lespressione di sollievo letta nei volti degli altri mi conferma che la prospettiva di finire lescursione sotto la pioggia non fosse particolarmente gradita a nessuno...

Con andatura appena pi che turistica scendiamo sino in prossimit della Casera la Valute (1450) e diamo fondo alle ultime risorse alimentari. Rifocillati ripartiamo, passando accanto alla Casera di Zermula (1298; chiusa; chiavi a Paularo se ricordo bene) puntando verso la vicina strada che dal paese porta al Passo Cason di Lanza; percorsala per qualche decina di metri verso monte, attacchiamo il sentiero boschivo, marcato 442, che costeggiando il torrente Chiars riporta a fondovalle. Il tratto terminale, forse quello con meno aspettative, si rivela al contrario molto interessante e anche piacevole da correre e da percorrere; un primo tratto in discesa, costeggiando splendide falesie calcaree, porta rapidamente alla quota di ca. 840 m (Ponte Fuset, proprio sopra le acque schiumeggianti del torrente; ca. 5,30 dalla partenza). Passati sulla sponda destra del torrente (caratterizzato da splendide gole e forre: consigliabile seguire il tratto del torrente denominato Las Callas) il sentiero si fa quasi piano e consente un ritmo piuttosto spedito, in un ambiente piacevole e sempre accompagnati dal sordo rombare delle acque del Chiars. Solo verso la fine due tratti franati rallentano la marcia, ma si superano senza particolari patemi, nonostante il grado di cottura raggiunto dalle gambe...

Larrivo in fondo valle da video-clip: prati verdi chiazzati dal bianco degli alberi da frutto in fiore; qua e l stavoli e fienili in legno scaldati dal sole primaverile; in mezzo quattro coioni che corri in mudande

Tempo totale per chiudere lanello: poco meno di sei ore (5,57 dal cronometraggio ufficiale); il ritardo rispetto alla tabellina di marcia (ottimistica) accumulato in buona parte nella tratta dalla Forca di Lanza alla Casera di Zermula ... tutta esperienza utile per chi vorr ripetere lalta via, magari accompagnato da condizioni climatiche pi clementi...

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