VITA DI CORSA

(26/03/2008)

A volte, quando mi capitava di leggere o di vedere per televisione le gesta di quegli atleti che completavano le loro maratone, forse anche troppo esaltanti, la mia fantasia si ampliava, ne ripeteva le gesta, ma erano soltanto sogni. Molti anni fa, mentre per lavoro ero a Milano alla Standa sotto i portici in piazza Duomo, vidi un enorme assembramento di persone, si stava svolgendo la Stramilano. Ecco il segnale di partenza ed in pochi minuti la piazza si svuot, quello che rimase, una grande sporcizia di tutti quei bicchieri di carta a terra ed altre cose. Quello fu il mio quadro negativo delle corse su strada. Molti anni dopo un mio amico, venendoci a trovare al gruppo speleologico di cui ne facevo parte, ci propose una corsa che scendeva e poi saliva nella Grotta Gigante di Trieste. Era una corsa organizzata dal suo gruppo, il CAI-CIM, che faceva corse in montagna. Io memore di quel vecchio ricordo negativo di Milano, ne vedevo soltanto la negativit e linquinamento dellambiente ipogeo. Le insistenze degli amici mi coinvolsero a parteciparvi. Dovetti ricredermi, bene organizzata, molta partecipazione di atleti ed amici. Fu una finestra verso un mondo che non conoscevo ed il cronometro mi rese schiavo di questa disciplina. La Corsa e la sua febbre, il voler primeggiare nei confronti con gli altri e purtroppo la mia et ormai matura, mi spostava il traguardo molto oltre la mia possibilit. Leggere di tutto, informarsi, fare la cresta agli atleti esperti per carpirne consigli e ed espedienti, esserne scoraggiato perch scoprivi che quelli della tua categoria erano dei mostri di resistenza e di velocit. Essere in parte geloso verso quelli che venivano premiati, il luccichio delle coppe mi inebriava, con costanza piano, piano anchio raggiunsi certi miei traguardi personali, per col tempo rimasi deluso. Tutta quella bella atmosfera alle partenze, ove ci si salutava a vicenda, si facevano i primi km assieme ed il mucchio iniziale si diluiva in un lungo serpentone, spezzettato in piccoli trenini di gruppetti , di coppie ed infine di quei solitari in coda, ne ho assaporato molte di code, allarrivo veniva offuscata da certi comportamenti. Era tutto un fuggi fuggi e pochi restavano alla cerimonia delle premiazioni. Mi piaceva rimanere alle premiazioni, le prime volte piene di entusiasmo e di, diciamolo pure, quasi di invidia. Mah!! Se avessi conosciuto prima, quandero pi giovane, questo sport, forse ora sarei sul podio. Pi avanti nel tempo certi atleti che dovevano essere premiati, sapendo che io rimanevo sino allultimo, mi chiedevano: sai io devo scappare, puoi ritirarmi il premio? Me lo lasci al club, con calma verr a prendermelo, quando avr tempo. Le prime volte mi sentivo orgoglioso, ma poi vista labitudine, mi sono chiesto: come mai questi personaggi che sono i primi a litigare ed a pretender non so cosa dagli organizzatori e poi non hanno tempo per rimanere sino in fondo alla manifestazione, almeno per il rispetto di chi ha organizzato la corsa e per quelli sponsor che hanno elargito i diversi premi. La corsa non finisce al traguardo, ma per chi la vede come un suo trionfo, deve anche partecipare alle sue cerimonie che ne conseguono.
Con il tempo, fatte le mie prime maratone, il sogno New York impensabile 4:4919 poi una settimana dopo a Gorizia 4:38 ero esaltato. Sei mesi dopo a Trieste 4:2551, sei mesi dopo di nuovo a Gorizia si correva anche per il campionato regionale di maratona, nella mia categoria, 60 anni, cerano i pi forti, loro avevano tempi di una ora inferiori al mio, ebbene al luned , mi leggo sul giornale che sono io il campione regionale della mia categoria,ero incredulo pensavo ad una svista del giornalista, poi fioccano le telefonate degli amici che si congratulano con me. Con un tempo di 4:58, pur arrivando ultimo in assoluto, ero primo di categoria, in quanto gli altri si erano ritirati, per lo stesso problema che avevo sofferto anchio, dopo il 21 km non cera nulla di caldo ai ristori lacqua era freddissima. Sono stato malissimo ed avevo sofferto da cani, con il proposito.. mai pi corse lunghe. Ritornare alle corsette, alle non competitive ove se volevo facevo bei tempi, mi divertivo sempre, gente semplice, magnifica, cordiale e soprattutto bella latmosfera di fine corsa che si rimaneva tutti assieme. Non cera il patema del cronometro, del grande atleta piglia tutto e quasi scortese verso gli altri. Mi ero prefisso, niente pi corse massacranti, invece chiss perch il destino decide diversamente, mesi dopo vengo contattato da un socio del nostro club che mi propone addirittura una ultra maratona, su e gi per i monti, con dislivelli impossibili, ma larrivo sulla spiaggia di Cap dAil a Montecarlo. Bang!!!! Io vecchio alpinista, amante dellambiente alpino, ne vengo attratto, la sfida fa parte del mio essere e mi ci butto. Grandi allenamenti e visto che la gara si svolge ai primi di giugno, come test faccio la maratona di Trieste, peccato che due giorni prima, potando un albero nel mio giardino, cado dalla scala e mi rompo la cuffia dei rotatori della spalla sinistra, reagisco, vi partecipo ed la prima volta che mi ritiro, per al 35km. Partiamo per la Francia, euforico, i paesaggi calcarei di Montecarlo assomigliano molto a quelli di Trieste. Alla sera ci portano a Limone Piemonte, pasta party, allegria, buona dormita. Al mattino presto dopo i dovuti controlli dellequipaggiamento, partenza in salita dai 1000 mt di Limone ai 1850 mt del Col di Tenda in soli 8 km, lavventura e proprio di unavventura si tratt, si snod tra i diversi forti francesi a cavallo dei confini per poi scendere a Casterino entrare nel Parco del Mercantour, Valle delle Meraviglie, Col Rouse, Authion e Camp dArgent. Primi 50 km, qui sia il mio compagno arrivato una ora prima di me, sia io ci siamo ritirati. Per tra la partenza ed il cinquantesimo km, c stata una tal vita vissuta, che diventa difficile descriverla dettagliatamente, troppe emozioni e grazie a queste che sono riuscito a gestire i dolori alla spalla. Era duro togliermi e rimettermi lo zainetto, per le diverse necessit, per il gi esserne partecipe, assaporare laria fine dei 2000 mt godere dei diversi panorami, salite dure, con discese mozzafiato, tentando di gestirle per non cadere, paesaggi a volte dolci appaganti, le ombre fresche dei boschi, i canaloni in ombra e le vette splendenti dellultima neve, altre volte aspri, scoscesi, selvaggi, ma pur sempre pieni di bellezza.
Due anni dopo entrato in pensione, due settimane prima che compia i 65 anni, mi ritrovo nuovamente alla partenza di questa dura ma affascinante gara, la Cromagnon. Ero arrivato giorni prima, passando con il mio furgone da Limone attraversando la frontiera al Col di Tenda, cera ancora molta neve, mi sono infilato in un passaggio tra due muri di neve e per una mulattiera sono disceso verso un forte, pi oltre avevo una pala meccanica che sistemava piccole frane ed il fondo stradale, In un piccolo slargo mi lasci passare,scavalcato il colle discesi a Casterino per una mulattiera che mi fece tribolaree passando per il parco della Valle delle Meraviglie arrivai a Casterino, ove cenai e pernottai. Qui conobbi diversa gente simpatica e cordiale e proseguii per Cap dAil. Anche qui conoscenza di diverse persone simpatiche . Andai in salita a piedi sino al paese di Thourbi a studiarmi il percorso. Peccato che anche questanno mi sono infortunato alla spalla destra, stesso tipo di infortunio, la cuffia dei rotatori. Altri dolori, altri patimenti che purtroppo mi hanno costretto a ritirarmi ai 50 km di Camp dArgent. Il 2005 lo devo considerare quasi un anno da cancellare per vari motivi, contrattempi, infortuni vari, ma sono di nuovo pronto a ricominciare tutto da zero e visto che gli organizzatori della Cromagnon, hanno creato anche il Neander-Trail che parte da Camp dArgent quasi al tramonto, una ora dopo che passato lultimo concorrente della Cromagnon. Se mi prefiggo questa meta, credo che riuscir ad essere pronto per i primi di giugno a percorrere quei ultimi 56 km che mi mancavano, ma senza soffrirne interiormente, ma da queste sconfitte trarne le cose positive che ho accumulato e farne tesoro. Soprattutto non una sfida per il traguardo, ma coglierne ogni sfumatura, ogni emozione che appaghi veramente la mia voglia di vivere e che tra la partenza e larrivo c tanto in mezzo. Questo il vero obbiettivo, con la gioia e il ricordo che nel secondo tentativo il mio compagno davventura ce laveva fatta ad arrivare sino in fondo ed il suo entusiasmo aveva riempito quel momentaneo istante di delusione che mi aveva preso nellessermi ritirato. Tutti noi abbiamo dei sogni, delle mete, dei traguardi, a volte ne perdiamo il senso e non ci accorgiamo che ogni attimo fa parte della nostra vita quotidiana. Gi tutti i preparativi, gli allenamenti ci danno quella carica per continuare e se non ci faremo abbagliare o deludere dal traguardo, sar sempre una parte di noi che ha voluto tentare, provare, soffrire, amare. Sino che questo alito ci sosterr non esiste rinuncia o sconfitta che ci far desistere dallandare avanti, sia che sia la tua vita da vivere, sia che sia la tua corsa. Basta soltanto che di unidea, di un progetto, di una sfida, quando ti trovi sulla linea di partenza, incominci a porre un passo avanti laltro, la velocit ed il tempo non conta, ma quanto tu ci meta del tuo, un passo avanti laltro e vedrai che il tutto si realizza basta ad aver fede.
Sergio Fiorello Englandi

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