BOTTAZZO, LA FINE DI UN CONFINE

(21/12/2007)

La luna nel suo splendore quasi massimo regina nel cielo terso e questa sera inonda con una luce particolarmente argentina la solitaria landa di Beka. Il silenzio sullaltopiano vivo ma muto, come muto stato il gesto del volto rabbuiato, a stento trattenuto, del poliziotto di confineDallaltra parte gi festa privata, ressa di bicchieri, le schiene sono voltate al transito, non c pi spazio in quella piccola cabinasolo una mano fuoriesce improvvisa e ci intima di proseguireNon c proprio atmosfera per un timbro in pi, lultimo, su quel libretto dal fascino puramente locale che ci ha accompagnato fin dallinfanzia e che anche questa sera spunta stranamente titubante dal finestrinoNellaria fluttuano i ricordi degli anni passati, la tensione sangue vivo, di un colore rosso brillante come la mia Megan che procede lenta per immortalare, con ancora una sorta di vecchio timore, il rullo compressore della storiaLe scintillanti luci della lontana Beka ci guidano verso il futuro, accomunandosi a quella delle nostre, tante zipke che hanno strappato con fretta ogni ozioso preparativoC fretta, una maledetta fretta, quasi scappata dai lunghi anni di sopita attesa, una fretta che porta tutti verso lo stesso puntoIl sentiero conosciuto, il leggero passo di corsa si intona con il soffice sollevarsi delle nuvole di foglie di quercia che volano in aria al nostro passaggioLo sciame di lucciole si snocciola verso il fondo valle, la luna sembra aver fermato la sua andatura, vuole essere al nostro fianco per tutto il tempo, non ha alcuna fretta. La presenza dei lupi rende il passo pi fraterno, ma molti se ne stanno in un silenzio quasi religioso, persi nei loro pensieriLa mia mente va al cucciolone che ho dovuto lasciare a casa assieme alla sorellina e alla nonna per un doloroso scavo operatorio in gola che lo ha messo k.o. pi del previsto: come avrei voluto che mio figlio vivesse con me queste ore, che ne sentisse il peso, che gustasse in diretta il profumo del trapasso ridisegnato, volente nolente, da anni e anni di racconti genitoriali e parenterali sui fatti e misfatti accaduti per e su quel librettino verde chiaro che lui, per poco, non riuscito a far suoTroppa carne, siora! e una impassibile Bic registra implacabile sulle ultime pagine, lesubero rinvenuto, per tentare di far rispettare i limiti degli acquisti carnivori mensili Troppo bello il sentiero, troppo forte il momento per dedicarlo ad altre civetterie natalizieun solstizio di inverno unico, magico, in una temperatura incredibilmente miteCanti e suoni dal sapore balcanico sintonano con il ritmo di un seghetto da ferro che con gustata maestria, segno dopo segno, affonda la resistenza della sbarra dal triplice colore slavoi tappi saltano, i brindisi circolano frizzanti come elettrizzante questo passo di storia, un evento che sa di giro di boa epocaleEppure la voce controcorrente non molla il mio cuore, troppo grande il peso del vissuto famigliare, troppi anni hanno segnato gli animi, troppi avvenimenti hanno inciso la loro data su questo invisibile muro divisorio composto da sangue, battaglie, odio, rancori, ideali, passioni, lacrime, gioie, speranze, tensioni, Vado a recuperare Gabri in comando militare a Kozinacorrendo ha sconfinato, e dai che un soldato serbo pu rivedere finalmente la sua famiglia per un paio di giorni di seguito!Paolo Rumiz osserva la scena con locchio di un acuto giornalista ma non da meno il collega sloveno, Venceslav Japel, la cui piccola digitale ferma istanti unici in cui gente semplice, unita da una divisa podistica, si unisce a persone della Trieste di cultura per caso presenti nellabitatoLa integerrima interezza della sbarra oramai solo un ricordo, il cui cronometro storico stato avviato puntuale alla mezzanotte di questo 20 dicembre, da tutti noi qui presentiNon c nulla da fare: o sei dentro o sei fuori, o ceri o non ceri, inutile tentare di rimediare, il tuo vissuto sar solo un riflesso, come un tappo di sughero volato lontano nei cespugli, come una bottiglia di spumante vuota che aspetta solo la campana del vetro La luce lunare, imprime ora con maggior forza il nostro veloce rientro al focolare di Mirjamil bosco magico, la corsa spedita, la voglia di raccoglierci tutti insieme per una conta soddisfatta ci riporta con un animo sereno e appagato nella culla di Beka, la cantina di Mirijam, dove il calore del vin brul e del t fumante, del flusso rubizzo del nettare di casa, di dolci improvvisati si accompagna con incredibile commistione di sapore al delizioso violino carsico offerto in abbondanza dal padrone di casa per loccasioneMentre la notte ci riaccompagna lenti al nostro nido, io e mio marito sentiamo la soddisfazione di una missione compiuta alla grande, linizio di un qualcosa di nuovo, di valore estremo, di passioni in incubatriceMa passare accanto alle stesse cabine di quattro ore fa, ora spente e vuote, ci lascia un sentore strano, quasi una sfumatura di profonda malinconiaMitica prepusnica, addio! Chiss, forse un domani ci mancherai, ma probabilmente questa non sar pi storia nostra
Nadia, 21 dicembre 2007

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