LE AVVENTURE DELL'ESPLORATORE BOBO

(18/05/2006)

LE NEBBIE DELLA BUCAVEC - L'aria frizzante della mattina increspa la pelle delle braccia nude al solitario Bobo, mentre percorre il fondovalle in direzione di Botazzo. Le nubi aggrappate alle falde dei pini, posti lungo i ripidi versanti della valle, rendono monotono quest’affascinante territorio; d’improvviso la salita sulle scivolose pietraie del sentiero 39, scuotono l'avventuriero facendogli salire da subito le pulsazioni. Superata la sorgente Bucavec, rinvigorita dalle ultime piogge, la luce aumenta d’intensità e mentre la nebbia inizia a diradarsi, il sole irradiare la vegetazione sulla quale brillano come diamanti, le piccole ed innumerevoli gocce d'umidità. La vertiginosa discesa del sentiero 46, lascia alle spalle dell'esploratore questo momento magico sul culmine della prima salita.
GLI IRIS DI BERTO PACIFICO - Il ripido e sconnesso sentiero che raggiunge dal retro la caratteristica chiesetta di S Maria in Siaris, è talmente scivoloso che impone di appoggiare più volte le mani a terra per non inciampare. Continuando a salire il panoramico Crinale con passi brevi ma veloci, il nostro euforico scalatore s’imbatte ad un tratto in una fitta fioritura d’iris viola, che gli interrompe la progressione. Emanando un profumo inebriante, quei fiori, più comunemente chiamati giaggioli, comunicano all’avventuriero che, la troppa foga della salita, gli ha fatto scordare la doverosa sosta al Cippo Comici. Quattro balzi sono sufficienti a Bobo per raggiungere tale prepuzio, da cui le aguzze rocce precipitano in un fitto mare di nubi, per riemergere sul versante opposto del M Stena. Il nostro esploratore rimane estasiato da questo paesaggio, mentre ai suoi piedi giace, irradiata dal tenue sole del mattino, la lapide commemorativa a Berto Pacifico che, un lontano giorno, ebbe l’idea di seminare quelle iridacee viola, che ogni primavera decorano questa piccola ed invitante vallata.
I GHIAIONI - Dalla brulla Sella della Bora, Bobo si precipita sul sentiero38, trattenendo a stento la frenesia della discesa. Gli ampi pendii dai quali scendono i ghiaioni, riportano alla mente del nostro personaggio i verdi tempi in cui scorreva rumorosamente con gli sci, sopra quelle ripide pietraie. Con i tetti dell’abitato di Konec oramai vicini, inizia improvvisamente la salita del sentiero 37. Le gambe di Bobo non sembrano risentire del tragitto percorso ed aggrediscono con tenacia il fondo instabile dell’itinerario. La grotta delle antiche iscrizioni, è sempre una piacevole visione, discreta com’è nel preservare la sua piccola storia, attorniandosi di rocce impervie e fitta vegetazione. Il successivo tratto in quota permette a Bobo di riprendere fiato, transitando sul bordo del ciglione su cui, anni addietro, era posto il traguardo volante della Staffetta della Val Rosandra. La piacevole discesa del sentiero 46, viene però interrotta improvvisamente dal cambio di direzione imposto dal sentiero bianco-azzurro, orientato verso la cima del M Carso.
LA FUGA VERSO S. SERVOLO - La fiorente vegetazione invade abbondantemente il sentiero e con i cespugli ancor grondanti d’acqua piovana, innaffia il viandante Bobo mentre si accinge a raggiungere il punto più alto di questa sua escursione. Inaspettatamente, da dietro i ruderi che cintano la vetta, compaiono di nuovo gli iris, compagni della salita precedente. La loro presenza simboleggia il preludio al successo; l’entusiasmo prevale sull’umore dell’eremita a tal punto che le sue gambe volano lungo la strada forestale che lambisce il costone fino alla rocca di S Servolo. Il sole fa capolino tra le foschie che avvolgono il castello e l’atmosfera tra le abitazioni che lo contornano, riporta alle lotte del XV secolo, quando Venezia e Trieste si contendevano questa rocca, dalla posizione particolarmente strategica. Le ampie e veloci falcate lungo la discesa nel bosco, sono determinate e sicure nonostante il fondo scivoloso; l’ultima inversione di pendenza sull’ampio sentiero 46, mette a dura prova Bobo che, benché affaticato, risale veloce il bosco fino all’incrocio con la strada forestale che scende a Crogole e quindi a Jama. Su quest’ultimo cambio di pendenza il nostro esploratore esulta a braccia alzate per l’ampio bagaglio d’emozioni raccolte, prima di scagliarsi veloce verso il punto d’arrivo.

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