Attività internazionale

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Anno 2000:
Mount Kailash and Kathmandu valley trail running expedition 2000
(Del Core-Fabris).

Nel 2000, l'attenzione "esplorativa" si sposta per la prima volta in un altro continente e per la precisione in Tibet, nella regione del sacro Mount Kailash, dove si sperimenta con successo su atleti medi l'adattamento "podistico" alle altitudini elevate (q. media 4.800m). L'allenamento in altura permette in seguito ai componenti la spedizione di effettuare alcune interessanti traversate sui selvaggi crinali che circondano la valle di Kathmandu.

…Tutt’attorno vi sono tracce della lunga lotta per la supremazia ingaggiata da Milarepa, santo buddista, e Naro Bonchung, maestro Bon. Nelle loro contese fu sempre Milarepa a riportare la vittoria, ma nonostante ciò egli accettò di impegnarsi in un duello finale e decisivo, una semplice corsa fino alla cima della montagna... (da Mayhev,Bellezza,Wheeler,Taylor:“Tibet”,ed Lonely Planet)

MOUNT KAILASH AND KATHMANDU VALLEY RIDGES
TRAIL RUNNING EXPEDITION 2000

Il CAI CIM, sotto l’egida dell’APT provinciale, ha organizzato nel mese di ottobre una mini spedizione di corsa esplorativa, completamente autogestita e parzialmente finanziata da sponsors esterni, nella regione himalaiana tibeto-nepalese, con l’obiettivo di sperimentare l’effettiva valenza e potenzialità del gesto podistico a quote estreme per tale attività, monitorando i tempi di acclimatazione su fisici “normali” mediamente allenati e i risultati atletici via via ottenuti.
La mini spedizione, composta da Paolo (Poldo) Del Core e Fabio (Alce) Fabris, ha focalizzato l’attenzione dapprima sugli imponenti e selvaggi crinali che circondano la 'Valle' di Kathmandu, antico e oggi fertile bacino lacustre sul quale sorge l’affascinante capitale nepalese, usati come rampa di lancio alle due difficili settimane trascorse interamente sul plateau tibetano a quote sempre superiori ai 4500 metri, nella sacra e difficilmente accessibile regione del Kailash, identificato dai devoti come il leggendario monte Meru, l’ombelico del mondo, esteso dai bassi inferi ai cieli più alti, dal quale nascono quattro grandi fiumi dispensatori di vita.
Al ritorno in Nepal ultima puntata su alcune cime che cingono la capitale, per saggiare l’effettivo beneficio dei 14 giorni passati in 'altura' prima del rientro in Italia.
Di seguito l’intensa attività prodotta in questo mese 'himalaiano' con note e schede allegate, inoltre alcune impressioni 'libere', dettate solamente dal piacere di progredire velocemente, in terre magiche e lontane, nell’elemento montagna.

Kathmandu valley ridges, Nepal

89,1 i Km corsi; 5 uscite; 17,82 la media dei Km a uscita; 1320m. l’altitudine minima, 2762m. la massima, 2041m. la media; +4506m. il dislivello totale in salita, con una media di +901,2 metri a uscita.

30/9 – ascesa a Jamachok q.2096m.

Km 13,6
Dislivello +791 –756
Tempo effettivo 2h16’
Condizioni: sole, caldo umido, T media 25°c
Backpack: kg 4

Descrizione:
Da Paknajol (q.1305), sobborgo a N del centro di Kathmandu, per Naja bazar fino a Balaju. Poi, seguendo la rotabile per Trisuli, fino all’ingresso della riserva forestale di 'Nagarjun ban' (q.1400-km 3,6 – 21’). Segue ascesa diretta lungo il crinale attraverso boscaglia di pini e rododendri fino allo stupa di Jamachok, stupendo balcone sulla città e sulle alture circostanti (q.2096 – km 7,5 –1h12’).
La discesa, ripidissima e difficilmente intuibile, avviene per crinale parallelo e successivo canalone su traccia prima inerbata e poi scoscesa e scivolosa nel bosco fino a raggiungere una caverna sacra (statua del Budda). Indi si scende su greto asciutto fino a incrociare la carraia di Nagarjun nei pressi di un piccolo tempio (q.1400 - km 9,6).
In falsopiano si raggiunge il villaggio di Raniban e poi per campagne fino a Balaju.

2/10 – tempio di Ichangu

Km 13
Dislivello + -490
Tempo effettivo 1h30’
Condizioni: nuvoloso, ventilato, T media 23°c
Backpack: kg 4

Descrizione:
Da Paknajol per Swayambhu indi salita al tempio di Halchowk Bhairav. Poi discesa a NO per risaie terrazzate fin sotto l’altura di Ichangu. Ascesa al gompa.
La discesa per lato O, seguendo una traccia in pineta; indi rotabile per Swayambhu.

18-19/10 – Kathmandu –Kakani – crinali di Shivapuri – Boudhalnikanta

km 51
dislivello +1902 –1800
tempo effettivo 7h09’
condizioni: caldo umido afoso T media 25°c
backpack: kg 9

1° tappa: Kathmandu – Kakani

km 21
dislivello +702 –100
tempo effettivo 2h25’

Descrizione:
Da Balaju strada per Trisuli fino alla q 1725 (18km – 1h50’). Poi scorciatoia diretta per Kakani (q.2072) attraverso terrazzi coltivati e case isolate abitate da Chetri e Tamang.
Dal crinale splendida vista a N verso le cime innevate del Ganesh Himal e del Langtang Lirung.

2° tappa: Kakani – crinali di Shivapuri- Boudhalnikanta

km 30
dislivello +1200 –1700
tempo effettivo 4h44’

Descrizione:
Da Kakani risalita di un primo crinale erboso fino a posto di blocco militare (q2200) indi saliscendi lungo la 'Scar road', strada militare che incide la riserva di Shivapuri, fino a evidente sella (q.1850). Da qui il percorso diventa veramente 'esplorativo' andando a cercare esili tracce infestate da 'jugaa'(sanguisughe) sul filo imboscato e disabitato degli imponenti crinali della riserva naturale, mantenendosi a lungo, con improvvisi e numerosissimi saliscendi che catturano gli impluvi, intorno ai 2280-2300m. di quota; segue decisiva discesa su grosso torrente affluente di dx del Bagmati, fiume sacro tributario a sua volta del Gange, (q.2050) e risalita lungo il suo letto fino a q.2300 dove l’ora tarda, il terreno acquitrinoso e la massiccia presenza di militari in esercitazione impone un ritiro 'strategico' verso valle. Individuata una ripida traccia tra i rododendri, usata dai locali per gli approvvigionamenti di legna da ardere, discesa diretta sulla 'Scar road' e successivamente scorciatoia per Boudhalnikanta (q.1440), sobborgo della capitale noto per la grande e venerata statua del Vishnu coricato.

21/10 – Godavari – Pulchowki hill

Km 11
Dislivello +1223
Tempo effettivo 1h49’
Condizioni: nuvoloso, T media 20°c
Backpack kg 4

Descrizione:
Da Godavari (q.1539), borgo noto per i suoi orti botanici situato a S di Kathmandu, effettuiamo l’ascesa al punto più alto di tutti i crinali della valle, Pulchowki (q.2762), altura famosa in primavera per le stupende fioriture di rododendri, lungo la carraia di servizio ai ripetitori che sorgono sulla cima. Il traffico è inesistente e la pendenza costante assieme alla forma raggiunta stimolano la velocità. Unico neo il nauseabondo odore di decomposizione lasciato da centinaia di migliaia di lombrichi che coprono completamente la strada per i primi cinque chilometri.
Il ritorno avverrà per una scorciatoia diretta e pericolosa seguendo uno dei tanti impluvi che tagliano la collina.

Western tibetan plateau, Tibet, China

53 i Km di preparazione e acclimatazione; 3 uscite; 17,6 la media dei Km a uscita; 4520m l’altitudine minima, 5630m. la massima, 5075m. la media; +1600m. il dislivello totale in salita, con una media di +533m. a uscita.

34 i Km corsi; 6 uscite; 5,66 la media dei Km a uscita; 3520m. l’altitudine minima, 4960m. la massima, 4240m. la media; +1000 il dislivello totale in salita, con una media di +166,6m. a uscita.

Km 1,5
Dislivello 0 (q.4550)
Tempo effettivo 9’30''
Condizioni: sole, vento, T media 13°c
Backpack: 0

Descrizione:
Prima esperienza di corsa in altura dopo 4 gg di difficile acclimatazione. Inizio corsa dopo 30’ di marcia (lenta ascesa al gompa di Chiu, q.4650, +100m.). Percorsi 1,5 Km in poco meno di dieci minuti attenti a respirazione e ritmo.

...Il sole è sceso improvvisamente accendendo la piramide ocra di Chiu gompa. Con la scusa di digerire una cena fin troppo frugale, ci incamminiamo verso Kang Rimpoche, il sacro lingam innevato che proprio ora va spegnendosi a nord; dopo qualche centinaio di metri Alce propone di tornare sui nostri passi, attraversare nuovamente l’accampamento per costeggiare poi il lago verso sud, nella direzione opposta ai rari pellegrini, andando a cercare, in quell’ultima luce siderale, l’ombra isolata e imponente del Gurla Mandata, ora nascosta dai bastioni a precipizio sul lago. Insinuandosi tra l’acqua e le rocce, la traccia sfiora i frangenti alimentati dal consueto vento del tramonto, seguendo fedelmente una linea di costa che va via via curvandosi a sud.
Percorriamo un lungo tratto in silenzio, lasciando andare lo sguardo e la mente liberi sopra i cumuli votivi di pietre innalzati dai devoti, nei cavi della falesia, possibile ricovero di asceti, sugli indumenti colorati abbandonati lungo la via a simbolico distacco dalla vita terrena; ad un tratto volgo l’attenzione ad oriente, oltre le acque del lago, verso la sponda opposta, vicina o lontanissima negli intraducibili spazi dell’altipiano, cogliendo un vortice di luci simile ad un fascio di arcobaleni sfumati: anche Alce sta guardando nella stessa direzione…Raggi sconosciuti che sembrano uscire dall’acqua, ravvivano variando mille tonalità di colore, per spegnersi ad est, nell’aria nitida, dietro ininterrotte quinte di colline senza nome.
La magia del lago sembra racchiusa in questi giochi inspiegabili e nella sua profonda solitudine, in una natura madre che scende a tratti a sfiorarti, a indicarti la strada, come il cielo notturno che proprio ora è calato bassissimo su di noi, toccandoci con miriadi di costellazioni, con tre quarti di luna che rotolano piano sull’acqua stordendo.
Un’altra luce, molto più vicina, s’è accesa a meridione, esattamente sotto i contorni sfocati del Gurla Mandata, richiamandoci in quella direzione come un faro d’approdo: un segno umano, forse le luci di un gompa o un falò di pellegrini. Decidiamo di proseguire in quella direzione fino a quando il costone a precipizio sul lago, curvando, ne impedirà la visuale.
Ora le rocce incombenti hanno lasciato spazio ad una larga battigia di sassi levigati costellata da macchie d’arbusto dai colori vivaci, intensi e palpabili anche al morire del giorno…Ad un tratto un groppo improvviso alla gola, una domanda: perché il Kailash? Perchè quaggiù, sul Manasarovar misterioso di Tucci e Sven Hedin? Perché quest’istinto assoluto, fisico, che supera in un attimo solo le fatiche dei giorni stipati in Land cruiser, le strade terribili, i malesseri d’altitudine, il freddo, la polvere?
Ci ritroviamo quaggiù senza essere pellegrini, miscredenti di terre lontane non abbiamo covato per anni il desiderio, la necessità: eppure…Constatiamo assieme che probabilmente la risposta è scritta nella natura ancestrale dell’uomo: tanti piccoli mattoni cementati dalle esperienze nel corso della vita passata hanno costruito oggi il nostro Kailash e il nostro Manasarovar, accordando assieme le struggenti e inattese emozioni di questa sera d’ottobre.
La luce è scomparsa all’improvviso inghiottita dal costone e dalla notte: guidati da tre quarti di luna volgiamo i nostri passi sulla via del ritorno...

8/10 – Darchen – Gyengtak monastery

Km 6
Dislivello +440
Tempo effettivo 1h
Condizioni: sole, vento T media 8°c
Backpack: kg 6

Descrizione
Da Darchen (q.4520), base di partenza per il kora (il circuito sacro) del Kailash, risaliamo una profonda incisione nei contrafforti che circondano la montagna, portandoci all’isolato monastero di Gyengtak (q.4960), stazione situata nel cosiddetto Kora interno, popolato oggi da dodici monaci soltanto.
Annunciati spesso dai fischi delle marmotte di sentinella copriamo in 1 ora esatta i 6 km del percorso, segnati da muri Mani e ometti di pietra. L’ascesa è incredibilmente veloce e inaspettatamente facile per le nostre gambe: purtroppo sopravvalutiamo il grado di acclimatazione raggiunto pagando la prestazione con un terribile mal di testa che colpisce entrambi pochi minuti dopo la sosta. Questo ci induce a rivedere i programmi, optando per una pausa 'escursionistica' durante i tre giorni successivi, lungo i 53 chilometri del kora.

9-10-11/10 – Kora del Kailash

Km 53
Dislivello + -1600m
Altitudine minima 4520m.
Altitudine massima 5630m.
Tempo escursionistico 18h 20’ con le soste
Condizioni: sole, vento, T medie diurne –2+10°c
Backpack: kg 9

1° tappa: Darchen – Dhira puk gompa

Km 18
Dislivello +680 –200
Tempo escursionistico 7h

Descrizione:
Da Darchen (q.4520), si inizia il circuito sacro verso O (senso orario) dirigendosi su una prima altura segnata da cumuli di pietra, corna di yak e “chattar” (bandiere di preghiera). Si scende poi nella piana di Tarboche, nota per la festa del Saga Dawa, dove la parete O del Kailash appare in tutta la sua imponenza. Da qui deviazione sull’altura dove sorge un grande cimitero a cielo aperto per poi scendere nuovamente a valle sotto il gompa di Chuku e risalire il corso del Lha chu fino a Dira puk (q.5000). Da qui stupendi colpi d’occhi sulla parete N.

2° tappa: Dhira puk gompa – Drolma la – Zutul puk gompa

Km 21
Dislivello +720 –840
Tempo escursionistico 8h

Descrizione:
Da Dhira Puk (q.5000) lunga ascesa all’innevato Drolma la (q.5630 – 2h30’) segnato da un incredibile numero di Chattar e veloce discesa nella valle del Lham chu kir che si segue poi a lungo tra guadi e acquitrini tediati dal vento fino a Zutul Puk (q.4880).

...Giungiamo finalmente sul passo, coperto dalla neve caduta durante la bufera notturna; le mie 'Asics Roc' affondano leggermente seguendo le rare tracce dei pellegrini che ci hanno preceduto. Fa un freddo silenzioso: velocemente tiriamo fuori dallo zaino le giacche. Poco dopo ci raggiungono anche i quattro yak che trasportano il nostro accampamento; l’uomo che li guida, i lunghi capelli neri raccolti in una treccia, la mascella forte e gli zigomi sporgenti, sembra uscito da una scena di 'Balla coi lupi'; ci degna di un sorriso poi si prostra davanti ai chattar sventolanti... 'Ki ki so so, la gyalo…ki ki so so, la gyalo…' Alzatosi muove freneticamente le mani come a voler liberare la speranza di felicità espressa dal suo mantra...

3° tappa: Zutul Puk – Darchen

Km 14
Dislivello +200 –560
Tempo escursionistico 3h20’

Descrizione:
Da Zutul Puk giù ancora per la valle fino a sbucare nella grande piana di Barga; verso sud magnifiche visioni sul Rakshas Tal, lago appena a est del Manasarovar, e sul gruppo del Nanda Devi già in India. Ad un tratto oltre una curva appaiono i fumi e la polvere di Darchen, ancora lontani.

12/10 – q.4780 sotto il Mayun la

Km 3,5
Dislivello + -50
Tempo effettivo 21’
Condizioni: sole, freddo T media 0°c
Backpack: 0

Descrizione:
Altra prova di corsa su strada sterrata in falsopiano. Fisicamente stiamo ora veramente bene, il recupero è immediato.

13/10 – Old Zongba – altura Medeot – Old Zongba

Km 8
Dislivello + -220
Tempo effettivo 45’
Condizioni: sole senza vento, T media 3°c
Backpack kg 2

Descrizione:
Da Old Zongba (q.4562) salendo una prima altura a N del gompa (q.4642) contrassegnata da chattar, poi per evidente linea di crinale a concatenare una serie di alture quotate rispettivamente 4662 (muro mani),4682 (ometto),4699 (doppio ometto, altura Luigi Medeot). Indi discesa a E sulla strada (pietra miliare 1706) che seguiamo fino a Old Zongba (3km).

...Sulla città fantasma di Zongba, tra le spettrali rovine della rivoluzione culturale, il sole traverso del pomeriggio tibetano disegna radenti giochi di luce. Incredibilmente il vento incessante dell’altipiano oggi pomeriggio sembra tacere: il nostro karma è propizio, è ora di andare.
Ci sono voluti dieci giorni oltre i 4500 metri per raggiungere un’acclimatazione quasi ideale alla corsa, dopo le prove degli ultimi giorni nei quali il fisico ha risposto più volte di si.
'Imborezadi' scarichiamo subito dal vecchio “Donfeng” i nostri sacchi da spedizione nel cortile dell’unico e desolato albergo del posto, dove Pemba e Lakpa, i nostri due accompagnatori tamang, hanno già piantato le tende.
Fuseaux, capilene a manica lunga, antivento leggero, occhiali e bandana, zainetto con fotocamera compatta, altimetro e qualcosa da bere: il gioco ha inizio.
La temperatura si aggira intorno ai 3°c, ma l’assenza di vento rende tutto più facile; risaliamo lentamente l’ultima curva del borgo per portarci decisamente verso il piccolo gompa che lo sovrasta. Le gambe girano a meraviglia, il morale è alle stelle; sui pochi tetti intatti, da sbilenchi comignoli arrugginiti, lo sterco essiccato di yak va in fumo annunciando la sera.
Programmiamo velocemente di alzarci sopra una prima, evidente altura sulla quale sventolano, sorretti da un palo di legno, coloratissimi chattar, poi si vedrà; un’occhiata all’altimetro: 4560 metri, ancora una tarata al ritmo respiratorio che soprattutto a queste quote è necessario sia regolare e le gambe vanno, accarezzando qua e là curiosi cuscini vegetali, seguendo una linea di pendenza ideale verso la cima. Qui, sull’infinita e desolata brughiera tibetana, il gioco della corsa esplorativa può tracciare curve che dipendono solo dalla sensibilità di ognuno, spaziando su un terreno ideale, nella stagione secca, ai battistrada delle 'trail running': velocità quassù per noi diventa sinonimo di libertà definitiva.
A occidente della cima l’occhio ferito dal sole obliquo cattura la vastissima e arida piana di Zongba con la fascia di alture rossastre che la circonda; la strada per il Kailash, retta per un lungo tratto, è l’unica geometria umana che la incide: laggiù il pascolo, troppo magro nonostante gli acquitrini dorati, sembra non attirare neppure i drokpa, i pastori nomadi, che, provenienti dalle regioni di Tingri e dell’Everest dove hanno trascorso l’estate, migrano ora a ovest, attraversando queste zone alla ricerca di nuovo foraggio per le loro mandrie di pecore e di yak. Altre firme dell’uomo gli ometti sacri che distinguono ogni cima.
Dalla prima altura lo sguardo spazia più a nord e ad Alce viene l’idea di concatenare tutti gli ometti visibili, seguendo una linea di cresta che ci porti a levante fino al punto più alto, già visibile da qui.
Ora corriamo in silenzio, accompagnati solo dallo sciabordio dei nostri pensieri, concedendoci qua e là qualche fotografia; 25’ dopo raggiungiamo l’ultima altura, la più alta e spettacolare: dalla sua cima la visuale digrada velocemente a levante verso una serie di laghetti residui delle rovinose piene dello Tsang-po che tranquillo corre a lato dell’ampia vallata… Alce decide senz’altro di indicare questa splendida vedetta conquistata col fiato di 11 lunghissimi giorni 'colle Medeot', dedicandola a Luigi Medeot, uomo di montagna e fraterno amico, già direttore di 'Alpinismo goriziano', scomparso improvvisamente la scorsa estate. Erigiamo velocemente un nuovo ometto vicino a quello già esistente, soffermandoci poi in silenzio per qualche minuto.
220 metri più in basso la strada compie un’ampia curva nei pressi di un edificio isolato: puntiamo decisamente in quella direzione scivolando sulla ripida china del versante, facendo attenzione al pietrame affiorante; alla fine la discesa si fa dolce e le scarpe fanno plof nella sabbia finissima della vallata. Siamo arrivati sulla rotabile; una pietra miliare indica che a Kashgar, mitica città sulla via della seta, mancano ancora 1706 Km: ne percorreremo soltanto tre per tornare a Old Zongba...

14/10 – Campo del Lodu Tso – 'Monte Bianco'

Km 9
Dislivello + -210
Tempo effettivo 52’
Condizioni: vento molto forte, T media –2°c
Backpack: kg 2

Descrizione:
Dal campo posto sul greto asciutto di un tributario del lago Lodu tso (q.4681), nella zona immediatamente a N dello Shisha Pangma, unico ottomila interamente in territorio cinese, scendiamo controvento verso il blu profondo dell’acqua seguendo una serie di impluvi in secca interrotti da bassi terrazzi (q.4658) verso un evidente bastione che delimita a SE lo specchio lacustre. Segue risalita del bastione fino ad anticima (q.4803) e successiva cima (q.4810, 'Monte Bianco del Lodu tso'). Ritorno senza un itinerario obbligato in direzione del campo. Incredibile il numero di lepri selvatiche che popolano la zona, per niente intimorite dal nostro passaggio.

...La giornata sta trascorrendo tranquilla, tra i soliti scossoni, nella Toyota Land Cruiser che lentamente macina i chilometri del ritorno. All’improvviso, ci troviamo davanti alla tragedia… In prossimità di un passo, a quasi cinquemila metri, mi viene in testa l’idea di chiedere all’autista tibetano una sosta 'pipì'. La mia richiesta non compresa scatena una serie di reazioni a catena che sinceramente non avrei mai immaginato: il dottore indiano, nostro compagno di viaggio, chiede a sua volta in modo più energico lo stop per favorire l’evacuazione dei miei liquidi interni e Michael, il fotografo californiano, che cova antipatie recondite verso di lui, trova l’occasione per incazzarsi in seguito alla stupida decisione di bloccare un automezzo in quel punto. Morale della favola: il motore si spegne e il fuoristrada inizia lentamente a precipitare verso l’abisso.
Dopo un salto tattico verso l’esterno, mi rendo conto che i casini non si riducono solo alla fermata della jeep: dal passo sta infatti scendendo un camion che con la sua larghezza occupa abbondantemente tutta la sede stradale e nello stesso tempo in zona arriva anche il nostro camion appoggio. L’esterno delle ruote gemellari del camion proveniente dal passo finisce in pratica nel vuoto, mentre l’autista tenta un’impossibile manovra per passare.
Poldo è furioso con il nostro autista tibetano, entrato in pieno panico, che a causa di uno stretto tentativo di manovra sta per capottare. Osservo la scena incredulo, impaurito, sicuro della mia responsabilità in caso di incidente. Grazie anche alla positività e all’enorme fede degli autisti, tutto finisce bene, ma io rimango così stressato e inebetito che anche una volta giunti sotto il passo non riesco a cambiare espressione mentre guardo gli altri che montano le tende e sullo sfondo c’è quel lago color turchese che cambia sfumature con l’arrivo della sera.
Mi ritrovo Poldo davanti, in perfetto abbigliamento da corsa, pronto per un'altra scorreria sulle alture tibetane… in un primo momento non riesco a capire, mi sembra troppo dopo tutta questa sarabanda…Poldo però mi rassicura e m’invita ad accettare l’istante che sta vivendo considerando invece la felicità dello scampato pericolo.
Tutta questa nostra spedizione in Tibet è stata improntata fin dall’inizio sulla politica dei “piccoli passi”. Non siamo mai stati pienamente convinti, fino all’ultimo, di raggiungere i nostri obiettivi e mai come in questo periodo abbiamo vissuto tutto momento per momento sapendo che stavamo semplicemente costruendo il nostro futuro… Quasi automaticamente mi ritrovo a muovere i primi stentati passi sulla sabbia, deposito del bacino lacustre sottostante. Correre… Siamo in Tibet per i nostri esperimenti di corsa, per concretare le nostre idee, per provare, in questo luogo particolare, esperienze di traversate già provate sul nostro territorio (raid della Ciceria, di corsa dal mare al monte Nevoso), per collaudare attrezzatura e materiali. Sperimentazioni, scommesse, domande… Possono atleti medi, semplici amatori come noi, con lavoro, moglie e figli e poco tempo libero per allenarsi correre a queste altezze? Stiamo correndo, quasi cavalcando un sogno, in un luogo di una bellezza disarmante, senza percorso obbligato, in un ambiente dove le distanze sono difficili da calcolare. Ho la netta sensazione di espandermi in tutto quello che mi circonda (lo sguardo non incontra barriere e spazia libero). Poldo s’invola davanti a me verso l’altura che ci sta davanti: da lassù dovremo dominare il lago sottostante. Ognuno per la sua strada, scegliendo la rotta migliore per raggiungere lo stesso punto e sottolineare ancora una volta la prova di amicizia che questa spedizione ha significato per noi: tanti momenti duri, le difficoltà per acclimatarsi…uniti sempre nei momenti difficili...
Un cumulo di pietre, il respiro veloce, il cuore che tambureggia in testa.. Laggiù bandiere votive sventolano sul bordo di una cresta…Pochi minuti e lo sguardo si espande proprio sul lago sottostante e su un mondo esteso, fotocopia di un mare lunare. Freddo, vento…colori…Il mio compagno alza l’altimetro: 4810 metri…come il nostro monte Bianco!…Ritornano alla mente gli ultimi passi prima di raggiungere la cima più alta d’Europa… Quassù sto correndo…Esplosione in discesa sia di gioia sia di velocità mentre il pensiero va al Drolma La, passo montano che con i suoi 5630 metri è stato il punto più alto raggiunto durante il circuito sacro dei Kailash, meta della nostra mini spedizione. In quel luogo, rispettando il rituale dei pellegrini che abbandonano un oggetto a loro appartenuto, lasciai le scarpe con le quali corsi la mia prima maratona: un segno di buon auspicio per le nostre future corse sugli altipiani.
Il sole sparisce dietro le alture facendo aumentare la morsa del gelo: prima di scivolare in tenda nomadi curiosi ci attorniano accarezzando la nostra faccia stranamente bianca per loro. Sul nostro diario una scritta: quota 4810, Monte Bianco del Lodu Tso...

16/10 – Friendship highway

Km 6
Dislivello +80-260
Tempo effettivo 30’
Condizioni: sole, T media 12°c
Backpack kg 4

Descrizione
Da Nyalam (q.3700) sulla “Friendship highway”, la strada che collega Lhasa a Kathmandu, valicando q.3780 per poi scendere 5 Km lungo la gola del Bhote kosi in direzione Zhangmu e confine nepalese fino a q.3520.

Paolo Del Core (Poldo) & Fabio Fabris (Alce)